Ci siamo sempre chiesti come potevamo dimostrare a tutti la pericolosità e la stretta connivenza dei sindaci nel sottoscrivere gli accordi economici con Enel
Sottoponiamo a tutti voi la lettura delle osservazioni alla domanda di rinnova di Aia da parte di Enel spa.Le osservazioni sono state inviate a firma del Forum Ambientalista, del Movimento no coke Alto Lazio, di alcuni consiglieri e sono visibili sulla sezione AIA del www.minambiente.it Le osservazioni(54 Pagine)sono il frutto di settimane di lavoro, notte e giorno a studiare, di cittadini che hanno messo gratuitamente il loro impegno e sapere per tutti noi.Il documento lo presentiamo integralmente anche se sappiamo di difficile lettura, sottolineando i passaggi di piu facile comprensione e di più grave significato.Dunque è questa la malvagità dei soldi, rendono soporifere le coscenza dei sindaci anche dinanzi alla scelta di tutela dei propri figli.Hanno messo in vendita con tanto di tariffa il nostro futuro.Questo documento inconfutabile dimostra che il Presidente Marrazzo e i Sindaci dovrebbero stracciare l'accordo con Enel spa, perchè la premessa sottoscritta era la certezza che tutte le autorizzazioni per TVN erano a posto. Non era così.I cittadini con vari esposti e denunce hanno costretto Enel a richiedere il rinnovo dell'AIA.Giudicate voi da che parte stare.Noi stiamo dalla parte di coloro, anche se orfani delle istituzioni, continuano a resistere, armati di "ragione"e di infinita fiducia nella legalità.
Osservazioni e rilievi relativi al procedimento di RINNOVO di Autorizzazione Integrata Ambientale della centrale termoelettrica di Torrevaldaliga Nord Enel produzione S.p.a
1. Premessa
Con Avviso pubblico del 23 luglio 2009 l’ENEL Produzione S.p.a. ha comunicato l’avvio, a far data dall’8 luglio 2009, del procedimento di rinnovo, ai sensi de decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 50 dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.
In tale avviso è indicato il termine di 30 giorni dalla data di pubblicazione (23.07.2009) del predetto Avviso per presentare presso codesta Direzione, in forma scritta o con e-mail certificata, Osservazioni sull’opera in oggetto.
È comunque da sottolineare che sul sito istituzionale del Ministero dell’Ambiente, nella sezione dedicata all’AIA, è ben specificato ed evidenziato che “eventuali osservazioni sulle istanze ai sensi dell'articolo 5, comma 8 del D.Lgs. 59/05 potranno essere presentate dopo la pubblicazione dell'apposito avviso a mezzo stampa e durante tutto il procedimento dai soggetti interessati”
Con nota prot. n.700/G830 del 23 giugno c.a. ENEL Produzione spa ha trasmesso “l’istanza di rinnovo dell’AIA per la centrale di TorreValdaliga Nord, completa (a suo dire) della documentazione richiesta dal D.Lgs 59/2005”.
1.1 Normativa di riferimento
L’intero procedimento è disciplinato nell’ambito del già citato D.Lgs. 59/05 recante “Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento”
Detta Direttiva 96/61/CE (IPPC) nel procedimento sopra descritto riveste fondamentale importanza essendo lo strumento che la Comunità Europea si è data per prevenire e ridurre l’inquinamento attraverso la promozione delle attività industriali più pulite, quelle cioè che utilizzano le migliori tecnologie disponibili (BAT), stando che le informazioni tecniche contenute nei documenti di riferimento delle BAT (BREF) devono essere tenute in debita considerazione dalle autorità preposte al rilascio delle autorizzazioni.
Tra le principali fasi procedurali previste dalla Direttiva IPPC vi è l’adozione dei valori limite alle emissioni basati sulle migliori tecniche disponibili (MTD) (in inglese Best Available Techniques, di seguito BAT), senza l’obbligo di utilizzare una tecnica o tecnologia specifica, ma tenendo conto delle caratteristiche tecniche del singolo impianto, della sua ubicazione geografica e delle condizioni locali dell’ambiente interessato al funzionamento dell’impianto sottoposto a riesame.
E proprio da quest’ultimo criterio normativo discende la prima incongruenza da porre in rilievo, infatti nella domanda di rinnovo presentata da ENEL Produzione e nella documentazione allegata, nonostante sia riportato nell’intestazione che la stessa è stata redatta ai sensi del Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n°59, si fa continuo riferimento a quanto previsto dal Decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 mentre la nuova centrale Enel Torrevaldaliga Nord di Civitavecchia ricade, come già detto, nel regime normativo del d.lgs. 18-2-2005 n. 59.
Ciò, peraltro, risulta palese proprio dagli ambiti di applicazione del d.lgs 152/2006.come individuati all’articolo 267 che al comma 3 recita ” Resta fermo, per gli impianti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale, quanto previsto dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59; per tali impianti l'autorizzazione integrata ambientale sostituisce l'autorizzazione alle emissioni prevista dal presente titolo.”
1.2 Definizioni
Al fine di evitare equivoci interpretativi rispetto ai termini usati nel procedimento e nel presente documento si ritiene utile riportare le definizioni esatte dei termini utilizzati, come stabilite dall’art. 2 del D.Lgs. 18-2-2005 n. 59
inquinamento: l'introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore nell'aria, nell'acqua o nel suolo, che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell'ambiente, causare il deterioramento di beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi dell'ambiente o ad altri suoi legittimi usi;
impianto: l'unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività elencate nell'allegato I e qualsiasi altra attività accessoria, che siano tecnicamente connesse con le attività svolte nel luogo suddetto e possano influire sulle emissioni e sull'inquinamento;
impianto esistente: un impianto che, al 10 novembre 1999, aveva ottenuto tutte le autorizzazioni ambientali necessarie all'esercizio, o il provvedimento positivo di compatibilità ambientale, o per il quale a tale data erano state presentate richieste complete per tutte le autorizzazioni ambientali necessarie per il suo esercizio, a condizione che esso sia entrato in funzione entro il 10 novembre 2000;
impianto nuovo: un impianto che non ricade nella definizione di impianto esistente;
emissione: lo scarico diretto o indiretto, da fonti puntiformi o diffuse dell'impianto, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore nell'aria, nell'acqua ovvero nel suolo;
valori limite di emissione: la massa espressa in rapporto a determinati parametri specifici, la concentrazione ovvero il livello di un'emissione che non possono essere superati in uno o più periodi di tempo. I valori limite di emissione possono essere fissati anche per determinati gruppi, famiglie o categorie di sostanze, segnatamente quelle di cui all'allegato III. I valori limite di emissione delle sostanze si applicano di norma nel punto di fuoriuscita delle emissioni dall'impianto; nella loro determinazione non devono essere considerate eventuali diluizioni. Per quanto concerne gli scarichi indiretti in acqua, l'effetto di una stazione di depurazione può essere preso in considerazione nella determinazione dei valori limite di emissione dell'impianto, a condizione di garantire un livello equivalente di protezione dell'ambiente nel suo insieme e di non portare a carichi inquinanti maggiori nell'ambiente, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del
decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive modificazioni;
norma di qualità ambientale: la serie di requisiti, inclusi gli obiettivi di qualità, che sussistono in un dato momento in un determinato ambiente o in una specifica parte di esso, come stabilito nella normativa vigente in materia ambientale;
autorità competente: il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio per tutti gli impianti esistenti e nuovi di competenza statale indicati nell'allegato V o, per gli altri impianti, l'autorità individuata, tenendo conto dell'esigenza di definire un unico procedimento per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, dalla regione o dalla provincia autonoma;
autorizzazione integrata ambientale: il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che l'impianto sia conforme ai requisiti del presente decreto. Un'autorizzazione integrata ambientale può valere per uno o più impianti o parti di essi, che siano localizzati sullo stesso sito e gestiti dal medesimo gestore;
modifica dell'impianto: una modifica delle sue caratteristiche o del suo funzionamento ovvero un suo potenziamento che possa produrre conseguenze sull'ambiente;
migliori tecniche disponibili: la più efficiente e avanzata fase di sviluppo di attività e relativi metodi di esercizio indicanti l'idoneità pratica di determinate tecniche a costituire, in linea di massima, la base dei valori limite di emissione intesi ad evitare oppure, ove ciò si riveli impossibile, a ridurre in modo generale le emissioni e l'impatto sull'ambiente nel suo complesso. Nel determinare le migliori tecniche disponibili, occorre tenere conto in particolare degli elementi di cui all'allegato IV. Si intende per:
1) tecniche: sia le tecniche impiegate sia le modalità di progettazione, costruzione, manutenzione, esercizio e chiusura dell'impianto;
2) disponibili: le tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l'applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente valide nell'àmbito del pertinente comparto industriale, prendendo in considerazione i costi e i vantaggi, indipendentemente dal fatto che siano o meno applicate o prodotte in àmbito nazionale, purché il gestore possa avervi accesso a condizioni ragionevoli;
3) migliori: le tecniche più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione dell'ambiente nel suo complesso;
gestore: qualsiasi persona fisica o giuridica che detiene o gestisce l'impianto;
pubblico: una o più persone fisiche o giuridiche, nonché, ai sensi della legislazione o della prassi nazionale, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone;
pubblico interessato: il pubblico che subisce o può subire gli effetti dell'adozione di una decisione relativa al rilascio o all'aggiornamento di una autorizzazione o delle condizioni di autorizzazione, o che ha un interesse rispetto a tale decisione; ai fini della presente definizione le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell'ambiente e che soddisfano i requisiti di diritto nazionale si considerano portatrici di un siffatto interesse.
2. Domanda
La domanda di Rinnovo di Autorizzazione Integrata Ambientaleè presentata dalla Società Enel Produzione SpA per l’impianto di Torrevaldaliga Nord che, nell’apposita modulistica ministeriale, viene definito come “impianto esistente”,relazionando l’istanzaalla necessità di“Rinnovo a seguito di scadenza naturale della precedente autorizzazione”ovvero il Decreto MAP 55/02/2003 del 24 dicembre 2003.
Spiace, per l’immediatezza della questione che non lascerebbe spazio ad interpretazioni, ma è indispensabile rilevare anche in questa sede quanto già rappresentato da uno degli scriventi in occasione dell’ultima Conferenza di Servizi relativa al Riesame tenutasi il 15 luglio u.s. (vd. pag. 3 del relativo Resoconto Verbale), ovvero che ai sensi del D.Lgs. 59/2005 la definizione di “impianto esistente” non è applicabile alla centrale di Torrevaldaliga Nord.
Si riporta la definizione di “impianto esistente” di cui all’art.1 lettera D del D.Lgs. 59/2005:
“Impianto esistente: un impianto che, al 10 novembre 1999, aveva ottenuto tutte le autorizzazioni ambientali necessarie all’esercizio, o il provvedimento positivo di compatibilità ambientale, o per il quale a tale data erano state presentate richieste complete per tutte le autorizzazioni ambientali necessarie per il suo esercizio, a condizione che esso sia entrato in funzione entro il 10 novembre 2000”.
Com’è noto (vd. Decreto VIA 680/2003), solo in data 22 Aprile 2002 Enel Produzione SpA ha attivato l’istanza per la pronuncia di compatibilità ambientale e di autorizzazione ambientale integrata del progetto di conversione a carbone della centrale Torrevaldaliga Nord.
In considerazione di ciò, diviene persino pleonastico evidenziare come l’impianto di Torrevaldaliga Nord nella sua configurazione a carbone abbia ottenuto il giudizio positivo circa la compatibilità ambientale in data 4 novembre 2003 e l’Autorizzazione Integrata Ambientale, compresa nell’Autorizzazione Unica 55/02/2003 rilasciata dal MAP, in data 24 dicembre 2003, dato, peraltro, inevitabilmente trascritta nella domanda di rinnovo oggetto delle presenti osservazioni; così come è persino imbarazzante rilevare l’entrata in funzione dell’impianto, avvenuta soltanto nel secondo semestre del 2008, con le prime attività di collaudo, consentite, peraltro, in assenza di misure relative alle condizioni diverse dal normale esercizio.
Dalla sola considerazione della data di presentazione delle richieste per le autorizzazioni ambientali necessarie, infatti, emerge con sesquipedale chiarezza l’inapplicabilità, ai fini dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’impianto di Torrevaldaliga Nord, della definizione di “impianto esistente” che, pertanto, deve essere considerato, ai fini dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, come “IMPIANTO NUOVO” ovvero ai sensi dell’art.1 lettera E del D.Lgs. 59/2005: “un impianto che non ricade nella definizione di impianto esistente”.
L’errata indicazione della condizione dell’impianto, definito, appunto, esistente, rileva,oltre che sotto il profilo del rispetto dell’altrui intelligenza, principalmente sotto due aspetti: l’eventuale applicazione, come ricordato in calce alla domanda, delle sanzioni previste dall’art. 76 del D.P.R. 445/2000 e, ciò che qui più interessa, l’individuazione e l’applicazione delle migliori tecniche disponibili.
Si ritiene, pertanto, necessario che la domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale per l’impianto di Torrevaldaliga Nord sia presentata ex novo secondo la procedura dettata dall’art. 5 del D.Lgs. 59/2005 con particolare riferimento al comma 7, indicando per l’impianto l’esatta definizione di “NUOVO IMPIANTO” al fine di consentirne una corretta valutazione nell’ambito del procedimento di AIA.
Si ritiene, altresì, dovere d’ufficio di codestà spettabile autorità competente il controllo sul rispetto della vigente normativa in materia AIA e, nella fattispecie, sulla corretta procedura per il rilascio dell’Autorizzazione; in tal senso, si consideri la presente osservazione quale atto di diffida ad adempiere.
Per quanto riguarda la “scadenza naturale della precedente autorizzazione” si ribadisce che essa è da individuarsi nella data del 24 dicembre 2008 e che, pertanto,DAL 25 DICEMBRE 2008 L’IMPIANTO DI TORREVALDALIGA NORD È IN ESERCIZIO NONOSTANTE L’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE COMPRESA NEL DECRETO MAP 55/02/2003 SIA SCADUTA, condizione vietata dalla normativa nazionale e comunitaria.
È forse opportuno precisare, anche al fine di evitare paradossali interpretazioni della citata definizione di “impianto esistente” basate sulla presunta identità dell’impianto nella sua configurazione a olio combustibile e in quella attuale a carbone,che l’Autorizzazione Integrata Ambientale prevista dal D. Lgs. 59/2005 è relativa all’impianto autorizzato, inteso come “unità tecnica permanentein cui sono svolte una o più attività elencate nell'allegato 1 e qualsiasi altra attività accessoria, che sono tecnicamente connesse con le attività svolte nel luogo suddetto e possono influire sulle emissioni e sull'inquinamento” (comma 3 art 2 della Dir. 96/61/CEE come recepito dalla lettera “c” comma 1 art. 2 del DLgs. 59/2005) e, nel caso specifico, come da Decreto MAP 55/02/2003, la “centrale termoelettrica di Torrevaldaliga Nord nella configurazione alimentata a carbone, costituita da tre sezioni della potenza elettrica complessiva di circa 1980 MW”. La validità e la durata dell’Autorizzazione Integrata Ambientale devono pertanto intendersi in relazione all’impianto autorizzato.
Si è gia ampiamente dimostrato negli atti di diffida rivolti a codesto spett. Ministero nei mesi di aprile e luglio 2009, come la registrazione EMAS IT-000031 del 4 luglio 2000 non fosse pertinente all’impianto autorizzato, anche ai fini dell’AIA, con il Decreto MAP 55/02/2003del 24 dicembre 2003 e, di conseguenza, come in relazione alla durata dell’Autorizzazione Integrata Ambientale fosse con tutta evidenza inapplicabile il disposto del comma 2 dell’art. 9 del DLgs. 59/2005.
La mancata pertinenza della registrazione EMAS IT-000031 in relazione all’impianto nella sua configurazione a carbone, emerge con estrema chiarezza da quanto affermato dal Comitato per l’Ecolabel e per l’Ecoaudit nella nota DSA -2009-015317 del 16.06.2009, nella quale è ben specificato che “alla data del 24 dicembre 2003, la registrazione EMAS era relativa al Sistema di Gestione attuato dall’ENEL nel sito per gli impianti in quel momento funzionanti”.
È appena il caso di evidenziare che alla data del 24 dicembre 2003 l’impianto funzionante era l’impianto della potenza nominale complessiva di 2640 MW elettrici, composto da quattro gruppi, della potenza di 660 MW elettrici ciascuno alimentati ad olio combustibile denso autorizzato con decreto MICA DEL 28 febbraio 1975.
Esclusa la pertinenza della registrazione EMAS IT-000031 del 4 luglio 2000 in relazione all’impianto di Torrevaldaliga Nord autorizzato con Decreto MAP n°55/02/2003, si rileva, peraltro, che nel periodo che va dall’aprile 2003 al 31 marzo 2004, ovvero il periodo cheinclude il 24 dicembre 2003, data di rilascio dell’Autorizzazione Unica MAP n°55/02/2003, la registrazione EMAS IT-000031 del 4 luglio 2000 riferibile all’impianto autorizzato con decreto MICA del 28 febbraio 1975 risultava sospesa, come chiarisce il Comitato per l’Ecolabel e per l’Ecoaudit nella citata nota DSA -2009-015317 del 16.06.2009 quando afferma: ““… in data 30 ottobre 2002 l’ENEL formalizza al Comitato la sua prima richiesta di mantenimento della Registrazione. Nell’Aprile 2003 il Comitato delibera di sospendere il rinnovo della registrazione… omissis…” e che il mantenimento della Registrazione EMAS all’organizzazione ENEL “… viene concesso in data 31 marzo 2004 …”.
Da quanto sopra argomentatorisulta quindi evidente, al di là di qualsiasi possibile interpretazione, che il 24 dicembre 2003, data di rilascio dell’Autorizzazione Unica n. 55/02/2003, da intendersi, ai sensi dell’art. 9 comma 1 del DLgs 59/05, come “autorizzazione avente valore di autorizzazione integrata ambientale che non prevede un rinnovo periodico”, l’impianto di Torrevaldaliga Nord, nella sua attuale configurazione a carbone, oggetto dell’autorizzazione in questione, non era registrato ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001 e quindi, in relazione ai tempi del rinnovo dell’AIA, non rientra nella fattispecie di cui al comma 2 dell’art. 9 del DLgs. 59/2005.
Si ritiene, altresì, opportuno evidenziare quanto sia palesemente scorretto stabilire un rapporto eziologico tra l’intervenuta sospensione della registrazione EMAS e la mancata applicabilità del comma 2 dell’art. 9 del DLgs. 59/2005, come sostenuto da codesto Spett.le Ministero nella nota prot. DSA – 2009- 0015470 del 17/06/2009. Il possesso della registrazione EMAS, infatti, rileva, ai fini della durata dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, come previsto dal citato c. 2 dell’art. 9 del DLgs. 59/2005, “all'atto del rilascio dell'autorizzazione”, nel caso specifico il decreto MAP 55/02/2003.
L’elemento che esclude in maniera decisiva l’applicabilità del comma 2 dell’art. 9 del DLgs. 59/2005 è invece da ricercarsi nella non attinenza della registrazione EMAS IT-000031 del 4 luglio 2000 con il nuovo impianto a carbone e le relative opere accessorie, impianto che, come si è ampiamente dimostrato, il 24 dicembre 2003, all’atto del rilascio della relativa autorizzazione (avente valore di autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell’art. 9, c.1), non era in possesso di registrazione EMAS.
Per le medesime valutazioni inerenti le caratteristiche dell’impianto di Torrevaldaliga Nord nella configurazione autorizzata, anche con valore di Autorizzazione Integrata Ambientale, con decreto MAP n°55/02/2003 del 24 dicembre 2003, l’impianto in questione non può rientrare nella fattispecie di cui al comma 3 dell’art. 9 del DLgs. 59/2005. Infatti la certificazione ISO 14001 ottenuta nel 1999 da ENEL per la centrale di Torrevaldaliga Nord era anch’essa relativa all’impianto in quel momento funzionante, ovvero l’impianto della potenza nominale complessiva di 2640 MW elettrici, composto da quattro gruppi, della potenza di 660 MW elettrici ciascuno alimentati ad olio combustibile denso. La stessa società ENEL, nella Dichiarazione Ambientale - Agg. 2007 - relativa alla centrale di Torrevaldaliga Nord, afferma che “La registrazione EMAS iniziale (ovvero la registrazione Emas IT-000031 del 4 luglio 2000 nds) fu conseguita nel 2000, dopo che già nel 1999 l’impianto di Civitavecchia ottenne la certificazione di qualità ISO 14001“ ponendo quindi in correlazione, come d’altronde da acclarata consuetudine, le due procedure e prosegue affermando che “La certificazione ISO 14001:2004 è stata rinnovata in data 24 febbraio 2006 per le attività di “Produzione di energia elettrica” e “Conduzione dei servizi d’impianto e lavori finalizzati alla conversione a carbone della centrale”.
Risulta evidente, quindi, per parallelismo con le argomentazioni esposte in relazione alla registrazione EMAS, che al 24 dicembre 2003 anche la certificazione ISO 14001 non era relativa all’impianto autorizzato con il Decreto MAP n. 55/02/2003 nella sua futura (allora) configurazione a carbone e quindi, ai fini del rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, la centrale di Torrevaldaliga Nord non rientra nella fattispecie di cui al comma 3 dell’art. 9 del DLgs. 59/2005.
Da quanto sopra riportato, consegue che l’Autorizzazione Unica n. 55/02/2003 nella sua accezione di cui all’art. 9 comma 1 del DLgs 59/05, di “autorizzazione avente valore di autorizzazione integrata ambientale che non prevede un rinnovo periodico” rientra esclusivamente nella fattispecie prevista dal medesimo comma 1 che recita: “L'autorità ambientale rinnova ogni cinque anni l'autorizzazione integrata ambientale… omissis…, a partire dalla data di rilascio dell'autorizzazione”. Da ciò si evince, in maniera inequivocabile, che l’Autorizzazione Integrata Ambientale dell’impianto di Torrevaldaliga Nord compresa nell’Autorizzazione Unica n. 55/02/2003 risulta scaduta a far data dal 25 dicembre 2008 e, pertanto, l’impianto è di fatto esercito da allora in assenza di autorizzazione.
Infatti, al fine di usufruire dalla deroga prevista dall’ultimo periodo dell’art. 9 comma 1 del DLgs. 59/2005 che recita: ”Fino alla pronuncia dell'autorità competente, il gestore continua l'attività sulla base della precedente autorizzazione”, la Società ENEL SpA avrebbe dovuto presentare domanda di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale compresa nell’Autorizzazione Unica MAP n°55/02/2003 del 24 dicembre 2003 nei termini di legge, ovvero “sei mesi prima della scadenza”, come previsto dal medesimo art. 9 comma 1 del DLgs. 59/2005 e quindi entro il 24 giugno 2008.
In tal senso, la domanda di rinnovo presentata da Enel SpA in data 23 giugno 2009, fondata sull’errato presupposto della validità, ai fini della tempistica del rinnovo, della certificazione ISO 14001, oltre che per l’errata definizione di “impianto esistente” anche e soprattutto in relazione alla possibilità di beneficiare della ricordata deroga di cui all’ultimo periodo dell’art. 9 comma 1 del DLgs. 59/2005 deve essere considerata tamquam non esset, in quanto presentata ben un anno oltre il termine di legge, da individuarsi, come sopra argomentato, nel 24 giugno 2008.
Precisato che, come ricorda codesto Spett.le Ministero nella sezione del proprio sito istituzionale dedicata all’AIA, ai sensi dell’art. 16 del DLgs. 59/2005, l’Autorizzazione Integrata Ambientale “é necessaria per poter esercire le attività specificate nell’allegato I dello stesso decreto” e che a proposito della sospensione dell'attività autorizzata per un tempo determinato, contrariamente a quanto indirettamente sostenuto dal MSE nella recente nota prot. 0089659 del 30/07/2009 indirizzata a codesto Spett.le Ministero e per conoscenza a chi scrive, la limitazione “ove si manifestino situazioni di pericolo per l'ambiente” che chiude il c. 9 lettera b dell’art. 11 del D.Lgs 59/2005 è evidentemente riferita, così come la successiva lettera c, alla sola ipotesi di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie e non all’esercizio in assenza di autorizzazione, condizione quest’ultima espressamente vietata, come appena ricordato, in Italia e in Europa e che determina ex se “situazioni di pericolo per l'ambiente”, gli scriventi colgono l’occasione per ribadire nei confronti di codesto Spett.le Ministero, autorità competente in materia di AIA, la diffida a provvedere alla sospensione di qualsiasi attività dell’impianto di Torrevaldaliga Nord, ivi comprese le attività di collaudo e le altre diverse dal normale esercizio, fino all’eventuale conseguimento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, a seguito di una domanda riformulata per il “NUOVO IMPIANTO” di Torrevaldaliga Nord secondo la procedura dettata dall’art. 5 del D.Lgs. 59/2005 con particolare riferimento al comma 7.
Senza che ciò possa costituire in alcun modo riconoscimento della validità della domanda di rinnovopresentata da Enel SpA in data 23 giugno 2009, gliscriventi hanno comunque preso visione della documentazione fornita dal gestore e formulato osservazioni e rilievi in maniera dettagliata nei paragrafi che seguono.
Ciò che si ritiene di evidenziare in questa sede è il fatto che la presentazione della Scheda B - "Dati e notizie sull'impianto attuale" quale documentazione riservata, la mancata presentazione di molte schede tra cui, in particolare, la Scheda “A.24 - Relazione sui vincoli territoriali, urbanistici ed ambientali”, l’intera “Scheda C – “Dati e notizie sull’impianto da autorizzare” e i relativi allegati, la scheda “D.4 Metodo di individuazione della soluzione MTD applicabile” e la mancata compilazione delle schede “D.2 - Scelta del metodo” e “D.3 Metodo di ricerca di una soluzione MTD soddisfacente”, hanno reso la documentazione in questione estremamente carente e lacunosa, tale da non consentire, tanto più al pubblico interessato, la possibilità di crearsi un quadro di riferimento ambientale e progettuale che possa definirsi esauriente.
A maggior conferma di ciò che appare evidente al semplice buon senso, si riporta quanto ben specificato a pag. 39 della “Guida alla compilazione della domanda Rev -feb 06”: “L’impianto da autorizzare è quindi interamente descritto attraverso le informazioni della scheda A, i dati- alla capacità produttiva - della B integrati (eventualmente) con quelli della C.”, informazioni, invece, non deducibili dalla documentazione fornita al pubblico interessato tra cui gli scriventi.
3. Scheda A “Informazioni generali” e relativi allegati
In via prioritaria si osserva che non risultano presentati gli allegati :
- A.13 Estratto topografico in scala 1:25000 o 1:10000 (IGM o CTR)
- A.14 Mappa catastale in scala 1:2000 o 1:4000
- A.15 Stralcio del PRG in scala 1:2000 o 1:4000
- A.24 Relazione sui vincoli territoriali, urbanistici ed ambientali
In particolare quest’ultimo quadro avrebbe dovuto indicare “i vincoli urbanistico - territoriali previsti (dal PRGC e dal Regolamento Edilizio) rilevanti nell’area di localizzazione del complesso produttivo entro un raggio di 500 m. Sono da intendere inclusi nei vincoli: capacità insediativa residenziale teorica; aree per servizi sociali; aree attrezzate e aree di riordino da attrezzare destinate ad insediamenti artigianali e industriali; impianti industriali esistenti; aree destinate ad attività commerciali; aree destinate a fini agricoli e silvopastorali fasce e zone di rispetto (ed eventuali deroghe) di infrastrutture produttive, di pubbliche utilità e di trasporto, di fiumi, torrenti e canali; zone a vincolo idrogeologico e zone boscate; beni culturali ambientali da salvaguardare; aree di interesse storico e paesaggistico, classe di pericolosità geomorfologica.” Sono, inoltre da “Indicare gli ulteriori vincoli rilevanti non previsti dal PRGC, quali, in particolare, quelli derivanti dalla tutela delle acque destinate al consumo umano, delle fasce fluviali, delle aree naturali protette, usi civili, servitù militari, Siti di Interesse Comunitario, Zone di Protezione Speciale (ZPS).” (cit. “Guida alla compilazione della domanda Rev -feb 06”)
La mancata presentazione di tale scheda, così come la mancata presentazione e/o compilazione di quadri e schede che nei paragrafi successivi si andranno ad evidenziare, non consente di effettuare una valutazione che sia rispondente ai criteri dell’approccio integrato, fatto proprio dalla direttiva IPPC di cui il D.Lgs 59/2005 è il recepimento, in cui il contesto territoriale ed ambientale in cui l’impianto è installato e la relazione tra quest’ultimo e ciò che lo circonda, assume un ruolo fondamentale, anche ai fini della determinazione dei limiti emissivi, nell’ottica di garantire un ”elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso” e “una gestione accorta delle risorse naturali”(cit Direttiva 96/61/CE)
Si ritiene, infatti, non sia possibile definire il quadro di riferimento ambientale in cui è inserita la centrale di Torrevaldaliga Nord non tenendo conto che a Civitavecchia l'ENEL ha realizzato, a partire dal 1962 e fino al 1986, ben 10 gruppi termoelettrici in un crescendo di dimensioni produttive:
- Fiumaretta due gruppi, uno da 140 Mw e un altro da 240 Mw alimentati prima a carbone, poi ad olio combustibile; (la centrale è stata chiusa da circa 10 anni);
- Torre Valdaliga Sud 4 gruppi termoelettrici uno da 200 e 3 gruppi da 320 Mwe;
- Torre Valdaliga Nord 4 gruppi termoelettrici da 660 Mwe, con al servizio una ciminiera multicamino di 250 metri di altezza, sempre alimentati ad olio combustibile.
A queste installazioni, e alle relative ricadute sul territorio, vi è da affiancare, per effetto sommatoria, la centrale “A. Volta” di Montalto di Castro da 3450 Mw., posta a meno di 25 Km. da Civitavecchia.
Per il trasporto dell’energia elettrica sono stati realizzati un gran numero di sottostazioni ed elettrodotti che, solo nell’area comunale di Civitavecchia, percorrono una lunghezza di circa 110Km ed hanno esposto la popolazione a campi elettromagnetici di notevole entità.
A ciò si aggiungono
· un cementifico,
· il traffico automobilistico dell’autostrada per Roma,
· l’intenso traffico veicolare da e per il porto,
· Una boa petrolifera posta al largo del porto proprio davanti l’impianto di TVN;
· Un centro chimico militare per lo smaltimento delle armi chimiche della prima guerra mondiale (in particolare iprite) e al cui interno vi è lo stoccaggio dell’arsenico utilizzato per inertizzare quest’ultime;
· Tre discariche di Rifiuti Solidi Urbani, di cui una in funzione e due in fase di post mortem;
· Una discarica di II categoria di tipo C per rifiuti pericolosi
· Una discarica di II categoria di tipo B per rifiuti speciali
· Sei depositi costieri per oli minerali che movimentano complessivamente oltre 5.000.000 t/a di prodotti petroliferi (dati 2004 Assocostieri). Di tali impianti quattro - PRAOIL (cod. NN065), SODECO (cod. NN016), Compagnia Italiana ITALPETROLI (cod.DN014) e SIPIC (cod. DN031) - sono inseriti nell’“”Inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti ai sensi dell’art. 15 comma 4 del Decreto Legislativo 17 agosto 1994, N. 334’’ (Legge Seveso), redatto in collaborazione con APAT (ora ISPRA) – Servizio Rischio Industriale.
E’ appena il caso di evidenziare, inoltre, che il sito di Torrevaldaliga Nord ricade nell’area di rispetto di questi ultimi impianti,, che distano dalla ciminiera di TVN rispettivamente Km.2,67 (PRAOIL e SODECO) e Km. 2,87 ( ITALPETROLI e SIPIC).
(Dati ed informazioni forniti da: ArpaLazio, Capitaneria di Porto, Comune di Civitavecchia, ENEL, Etruria Trasporti, ISTAT, Ministero della Sanità, Regione Lazio, Snam Rete gas, Tirreno Power Centrale Torrevaldaliga Sud).
Infine si fa notare che la centrale termoelettrica di Torre Valdaliga Nord è ubicata nel mezzo di un SIC (Sito di Interesse Comunitario) denominato “Fondali tra Punta Sant’Agostino e Punta della Mattonara”(codice natura 2000, IT 6000005); ed è circondata da un territorio a forte vocazione agricola e turistica, custode di tesori ambientali riconosciuti a livello comunitario tanto da essere perimetrati come SIC e/o ZPS quali:
- «Saline di Tarquinia (ZPS-SIC-Codice IT6010026»;
- «Comprensorio Meridionale dei Monti della Tolfa (ZPS-Codice IT6030005);
- «Fondali tra Marina di Tarquinia e Punta della Quaglia (SIC-Codice Natura 2000: IT 6000004)»;
- «Fondali tra Punta S.Agostino e Punta della Mattonara (SIC Codice Natura 2000: IT6000005)»;
- «Fondali tra Punta del Pecoraro e Capo Linaro (SIC Codice Natura 2000: IT6000006)»;
- «Fondali antistanti S.Marinella (SIC-Codice Natura 2000: IT6000007) »;
e culturali riconosciuti dall'Unesco (Tarquinia e Cerveteri), come patrimonio dell'umanità.
Per quanto sopra si ritiene imprescindibile la richiesta di integrare la documentazione con la presentazione dell’allegato A 24 e di tutte le altre schede mancanti.
3.1 Scheda A2 - Altre informazioni
Nell’indicare i sistemi di gestione ambientale, viene indicato il possesso della certificazione ISO 14001. Nel rimandare, per le osservazioni di merito, a quanto evidenziato nei rilievi di cui al § “2- Domanda”, preme in questa sede ribadire che la certificazione ISO 14001 ottenuta nel 1999 da ENEL per la centrale di Torrevaldaliga Nord era, all’atto del rilascio dell’Autorizzazione MAP55/02/2003, relativa all’impianto in quel momento funzionante, ovvero l’impianto della potenza nominale complessiva di 2640 MW elettrici, composto da quattro gruppi, della potenza di 660 MW elettrici ciascuno alimentati ad olio combustibile denso.
3.2 Scheda A.6 - Autorizzazioni esistenti per impianto
Manca l’indicazione degli estremi relativi alle “autorizzazioni di tipo edilizio” “concessioni per derivazione acqua” e “Autorizzazione allo scarico delle acque” rientranti tra le autorizzazioni da elencare come normato dal Decreto Ministero dell’Ambiente 7 febbraio 2007 concernente “Formato e modalità per la presentazione della domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale” nonché ben specificato nella “Guida alla compilazione della domanda Rev - feb 06”, seppure tali autorizzazione siano successivamente inserite tra gli allegati (vedi all.A17 - A18- A19);
3.3 Scheda A.7 - Quadro normativo attuale in termini di limiti alle emissioni
Nel quadro A.7, e in altri documenti similari facenti parte della domanda di rinnovo, il Gestore nel trascrivere i limiti alle emissioni in aria di SO2, NOx, polveri, CO, NH3 e microinquinanti così come autorizzati da Decreto MAP 55/02/2003 e successivi atti integrativi,riportato erroneamente il valore autorizzato del monossido di carbonio (CO) nella misura di 150mg/Nm3sebbene l'esatto valore limite, come riportato nel Decreto di Integrazione dell'Autorizzazione Unica 55/02/2003 del 24-12-2003 emesso con nota DSA-DEC-0000970 del 03/08/2009, corrisponda invece a 130 mg/Nm3.
Tale elencazione prosegue confrontando costantemente le emissioni autorizzate con i limiti massimi fissati dal D.L. 152/06; vedremo di seguito che, avendo quest'ultimo recepito solo parzialmente le direttive europee, tali limiti differiscono in senso peggiorativo da quelli suggeriti dalle BAT.
Concetto, questo, espresso anche nella nota CIPPC-00-2009-0001537 del 14 luglio 2009 con la quale il Presidente della Commissione Istruttoria AIA-IPPC, nel trasmettere il Parere Istruttorio Conclusivo, osserva che la prestazione attesa dal Gestore per i limiti alle emissioni di cloro e suoi composti pur essendo al di sotto del limite normativo, risulta maggiore di quella associata all'utilizzo delle MTD, come riportato nel BREF di riferimento.
Cloro e composti (Hcl)
|
Valori limite di emissione
D.L. 152/06
|
Prestazione attesa e suggerita dal gestore
|
Prestazione suggerita dal Bref LCP (par. 4.5.11 pag. 279)
|
|
mg/Nm3 100
|
mg/Nm3 <25
|
mg/Nm3 1-10
|
Si aggiunga che l'applicazione del D.Lgs. 152/06, oltre a non essere pertinente, rappresenta un notevole arretramento rispetto al D.Lgs. 59/05 che richiede invece, inequivocabilmente, di stabilire i limiti alle emissioni facendo appello al Bref di riferimento e che, nonostante le modifiche subite nel corso degli anni, rimane ad oggi in vigore e disciplina, come ben specificato nel § 1.1 “Normativa di riferimento”, i provvedimenti relativi a Torvaldaliga Nord.
Situazione analoga a quella descritta per il cloro si presenta anche nel caso delle emissioni attese di monossido di carbonio.
Monossido di carbonio (CO)
|
Valori limite di emissione
D.L. 152/06
|
Prestazione attesa e suggerita dal gestore
|
Prestazione suggerita dal Bref LCP
|
% O2
|
|
mg/Nm3 250
|
mg/Nm3 <129
|
mg/Nm3 30-50 per combustione di polverino
|
6
|
Proprio in merito alle emissioni di CO, risulta inevitabile rilevare l'infondatezza di quanto asserito da Enel Produzione nel DSA-00 2009-0017172-CdS_TVN3 (E.prot. DSA-2009-0015798 del 22/06/2009) a pag. 9:
“...nella fissazione del valore limite di CO è necessario tenere presente che l'obiettivo del suo contenimento contrasta tecnicamente con l'altro forte obiettivo di contenimento della produzione di ossidi di azoto, decisamente perseguito sulle caldaie di TVNord con un avanzato sistema di bruciatori a bassi Nox.
Infatti, come caratteristica base del processo di combustione, la ricerca di assetti ottimizzati per il contenimento degli ossidi di azoto determinano un incremento della produzione di monossido di carbonio e viceversa. Ancor più sulle caldaie ultra super critiche (USC), come quelle di Torrevaldaliga nord, la presenza di un impianto di combustione progettato per il massimo contenimento degli ossidi azoto non consente tecnicamente di scendere con il CO ai valori tipicamente riscontrabili sulle caldaie di più vecchia generazione…omissis… e pertanto l’esperienza di esercizio degli impianti meno recenti è poco utilizzabile per prevedere il comportamento delle caldaie più moderne, come quelle in questione.”
Leggiamo invece a pag. 78/164 delle “Linee guida per le migliori tecniche disponibili” emesse a giugno 2006 (recanti i criteri per l'individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili ex art. 3, comma 2 del decreto legislativo 372/99) e redatte tra l'altro da un gruppo tecnico ristretto che vede la partecipazione di ENEL Produzione nella persona di Lino Giovanni Ricci:
“Livelli molto bassi di CO possono essere conseguiti tramite il mantenimento di condizioni ottimali di combustione, la presenza di un adeguato sistema di monitoraggio, nonché l’adozione di uno specifico programma di manutenzione delle apparecchiatura di combustione. Misure di finecontrollo degli NOxpossono dare luogo indirettamente anche al contenimento dei livelli di CO.”
Ciò a dire che sicuramente la motivazione addotta da Enel per la scelta di caldaie di tipo USC, e cioè l'abbattimento degli NOx con conseguente aumento di emissioni di CO, non trova alcun riscontro nella realtà dei fatti tant'è che il mantenimento di bassi valori di CO si ottiene esattamente nella maniera opposta a quella dichiarata dall'azienda.
Nello stesso BREF sui grandi impianti di combustione (Large Combustion Plants) datato luglio 2006, a pag. 279 viene espresso infatti lo stesso concetto che abbiamo rilevato nelle suddette Linee Guida:
“4.5.10 Carbon monoxide (CO)"
“La BAT per la riduzione al minimo delle emissioni di CO è la combustione completa, che va di pari passo con una buona progettazione del forno, l'uso di alte prestazioni di controllo, le tecniche di controllo di processo e la manutenzione del sistema di combustione. A causa delle ripercussioni negative sulla riduzione delle emissioni di NOx sul CO, un sistema ottimizzato per ridurre le emissioni di NOX contribuirà a mantenere basso il livello di emissioni di CO (30 - 50 mg/Nm3 per la combustione da polverino, e inferiore a 100 mg/Nm3 in caso di FBC). Per gli ipianti a lignite dove misure primarie sono considerate come BAT per la riduzione delle emissioni di NOx, il livello di CO può essere superiore (100 - 200 mg/Nm3).”
Dunque, se è vero che il funzionamento di TVN è a polverino di carbone e che l'impianto non utilizza la combustione a letto fluido (FBC), i valori limite da prendere in considerazione possono essere solo quelli che vanno da 30 a 50 mg/Nm3.
E' altrettanto importante ricordare che nella VIA precedentemente rilasciata ed esattamente a pag. 9, tra i principali interventi di modifica previsti per la configurazione della conversione proposta, troviamo al primo punto:
- “l'installazione di quattro caldaie supercritiche di tipo “once-through” di altezza pari a 90 m., alimentabili a carbone, complete di bunker, mulini per il carbone, riscaldatori rigenerativi dell'aria comburente e sistemi a bassa formazione di Nox”
...oltre ad una serie di interventi mirati all'abbattimento dei valori di Nox e conseguentemente, a differenza di quanto asserisce Enel, al contenimento dei valori di CO.
Sembrerebbe che nulla impedisse dunque, osservando le indicazioni presenti nella Via, di ottenere delle emissioni di CO più consone alle BAT se non che, le caldaie di tipo once-thruogh offrono dei rendimenti energetici più limitati rispetto a quelle di tipo USC installate dal gestore.
Pertanto ancora una volta si impone l'immissione in aria di quantità di inquinanti superiori ai limiti consentiti solo per concedere un vantaggio economico ad Enel Produzione che, proprio in questa ottica, operò a suo tempo la scelta dell'utilizzo del carbone preferendolo a fonti energetiche meno nocive.
Lo slittamento della scelta della caldaia dal tipo supercritico (once-through), che è quello indicato nella Via e nelle BAT a quello ultrasupercricito (USC) , viene motivato dalla stessa Enel in un suo documento del 30 ottobre 2008 da “… elevati rendimenti termodinamici e quindi un notevole risparmio di combustibile (η aumenta dal 38 al 45%)”. (cit.”Impiani di produzione di energia elettrica. Le Bat per la combustione del Carbone” di Ing. Ennio FANO ( ENEL – Grandi Progetti Infrastrutturali) Torino – ottobre 2008)
Leggiamo inoltre sul sito web di Enel Produzione, alla pagina 'Carbone Pulito':
Incremento dell’efficienza
'L’adozione di caldaie ultrasupercritiche a polverino di carbone consente di incrementare il rendimento termodinamico di almeno 7 punti percentuali (dal 38% al 45%). La polverizzazione del carbone è la tecnica di combustione maggiormente diffusa, ma sta conoscendo ulteriori sviluppi in bruciatori che consentono di ridurre la formazione di inquinanti all’origine (ossidi di azoto), già in camera di combustione.
La tecnologia ultrasupercritica (USC) consente di spingere la temperatura del vapore generato nella caldaia fino a 600-630 °C e la pressione fino a 300-320 bar, introducendo innovazioni di tipo fluidodinamiche sul macchinario e tecnologie più avanzate di combustione. In pratica i parametri di processo vengono spinti ai limiti tecnici di quanto consentito dalle tecnologie disponibili'
La contraddizione di Enel che, da un lato sponsorizza al pubblico l'utilizzo della tecnologia USC come soluzione per la riduzione degli ossidi di azoto e dall'altro richiede ed ottiene, a causa del suo impiego, di beneficiare di limiti alle emissioni di CO ampiamente al di sopra di quelli indicati nel Bref di riferimento, dimostra come le tanto decantatequalità della tecnologia del 'carbone pulito' siano ben lontane dagli effetti che andranno realmente a produrre, ed ancora una volta testimonia il non rispetto della normativa che disciplina il funzionamento di TVN e dei relativi limiti alle emissioni.
Preme evidenziare che l’Agenzia Europea per l’Ambiente afferma che l’esposizione outdoor all’ossido di carbonio, anche a basse concentrazioni, rappresenta un pericolo per la salute umana e può causare un numero di decessi più elevato di quello che si pensava in precedenza (http://www.eea.europa.eu/publications/2599XXX/page008.html).
L’Agenzia cita numerosi studi di altissimo livello i quali hanno dimostrato che l’esposizione outdoor anche a bassi livelli di ossido di carbonio provoca un aumento delle visite cardiologiche, di angina ed infarto cardiaco, di attacchi ischemici transitori ed ictus cerebrali, di infezioni respiratorie e di visite per malattie dell’apparato respiratorio (in particolare la brocopneumopatia cronica ostruttiva, BPCO) [1-11].
Per quanto sopra si ritiene inderogabile, nel rispetto della legalità e a tutela della salute delle popolazioni e dell’ambiente, fissare limiti emissivi relativi al monossido di carbonio rispondenti a quanto previsto nel BREF sui grandi impianti di combustione (Large Combustion Plants) datato luglio 2006 per gli impianti alimentati a polverino di carbone, ovvero da 30 a 50 mg/Nm3
Si rappresenta che per un probabile “Refuso” gli standard di qualità per gli scarichi in acque superficiali vengono individuati nel Piano Regionale di tutela delle Acque di cui alla Deliberazione della Giunta Regionale del Veneto n. 4453 del 29.12.2004.
È evidente che nella fattispecie, invece, la normativa di riferimento deve essere individuata nel Piano di Tutela delle Acque Regionali (PTAR) approvato dalla Regione Lazio con Delibera Consiglio Regionale n. 42 del 22/09/2007.Non vorremmo dover pensare che una tale indicazione sia invece da ricercare nella diversità dei valori limite da rispettare per l'assimilazione delle acque reflue da insediamenti produttivi, ed a cui fare
riferimento per gli standard di qualità; valori che nel Piano Regionale del Veneto sono decisamente più permissivi, come si evince dal raffronto delle tabelle di seguito riportate.
3.4 Scheda A 9 - Informazioni sui corpi recettori degli scarichi idrici
Compilata in maniera non esaustiva in quanto non vi è alcuna indicazione sugli scarichi delle acque sanitarie che, come riportato a pag. 16 della Sintesi non Tecnica “…confluiscono in una vasca di raccolta e da questa vengono pompate verso il collettore fognario comunale.”
Per tali situazioni la “Guida alla compilazione della domanda Rev -feb 06”, prevede, infatti, che nel caso in cui la tipologia di scarico finale sia una fognatura si debba indicare il gestore.
3.5 Allegato A17 - Decreto MAP
Evidenziamo, nella seguente tabella i dati progettuali principali a quattro sezioni e quelli del progetto autorizzato a tre sezioni con decreto MAP 55/02/2003.
Tabella 1
Comparazione tra i dati progettuali principali a quattro sezioni
e il progetto autorizzato a tre sezioni
|
GENERALE
|
Dati progettuali
|
Progetto autorizzato
|
|
|
Unità Misura
|
- quattro sezioni -
|
- tre sezioni -
|
|
P elett L
|
Mwe
|
2.640
|
1.980
|
|
P elett N
|
Mwe
|
2.536
|
1.902
|
|
h lavorate teoriche
|
h/anno
|
6.500
|
6.500
|
|
E prodotta L
|
GWh/anno
|
17.160
|
12.870
|
|
|
Combustibile
|
|
|
consumi carbone
|
t/h
|
800
|
600
|
|
consumi carbone
|
t/anno
|
5.200.000
|
3.900.000
|
|
consumo specifico carbone
|
Kg/kWh
|
0,303
|
0,303
|
|
|
Materiali in ingresso
|
|
|
calcare
|
t/a
|
150.000
|
112.500
|
|
consumo specifico calcare
|
Kg/kWh
|
8,7
|
8,7
|
|
urea
|
t/a
|
26.000
|
19.500
|
|
consumo specifico urea
|
Kg/kWh
|
1,5
|
1,5
|
|
totale
|
t/a
|
176.000
|
132.000
|
|
consumi specifici totali
|
Kg/kWh
|
10,3
|
10,3
|
|
|
Acque alimentazione e raffreddamento
|
|
acqua industriale
|
m3/anno
|
1.000.000
|
750.000
|
|
acqua mare cond & raff
|
m3/anno
|
2.200.000.000
|
1.700.000.000
|
|
consumo specifico acqua ind
|
litri/KWh
|
58
|
58
|
|
consumo specifico acqua mare
|
m3/MWh
|
131
|
131
|
|
totale
|
m3/MWh
|
189
|
189
|
|
|
Acque di scarico
|
|
|
reflui da trattamento
|
m3/anno
|
1.270.000
|
952.500
|
|
scarico specifico
|
litri/KWh
|
74
|
74
|
|
|
Rifiuti prodotti
|
|
|
ceneri
|
t/a
|
(1) 600.000
|
(1) 450.000
|
|
produzione specifica ceneri
|
kg/kWh
|
35,0
|
35,0
|
|
fanghi da trattamento
|
t/a
|
5.000
|
3.750
|
|
produzione specifica fanghi
|
kg/kWh
|
0,3
|
0,3
|
|
gessi
|
t/a
|
250.000
|
187.500
|
|
produzione specifica gessi
|
kg/kWh
|
14,6
|
14,6
|
|
totale
|
t/a
|
755.000
|
566.250
|
|
produzione specifica totale
|
kg/kWh
|
49,9
|
49,9
|
|
Movimentazioni mezzi di trasporto
|
|
Carboniere
|
da 130000 t/a
|
40
|
30
|
|
bettoline calcare
|
da 5000 t/a
|
30
|
23
|
|
Navi gessiere
|
da 25000 t/a
|
10
|
8
|
|
Navi ceneri (x USA)
|
da 20000 t/a
|
10
|
8
|
|
Navi ceneri (x Mediterraneo)
|
da 4000 t/a
|
50
|
38
|
|
totale
|
|
140
|
105
|
|
totale tonnellaggio
|
|
6000000
|
4500000
|
|
totale navi equivalenti
|
x navi da100000 t
|
60
|
45
|
|
totale autotreni x urea
|
N/anno
|
1460
|
1095
|
Se si effettua una ulteriore comparazione tra il progetto autorizzato a tre sezioni e quello presentato nell'attuale domanda di rinnovo AIA, possiamo rilevare che l'assetto dell'impianto a carbone che si va oggi a proporre (vedi Sintesi non tecnica di Enel Produzione alle pagg. 26 e 27 di 30) richiede materiali in ingresso e produce acque reflue, rifiuti e sottoprodotti in quantità superiori a quelle autorizzate, molte delle quali proprie del progetto iniziale a quattro sezioni che fu a suo tempo rigettato.
A scopo dimostrativo proponiamo una tabella comparativa dei valori dichiarati da Enel nella domanda di rinnovo AIA e quelli autorizzati da MAP ( tabellaA2).
Tabella A2
Di seguito esponiamo sinteticamente e quantitativamente i materiali in ingresso, le emissioni, i rifiuti e sottoprodotti che daranno luogo a bilanci generali NON CONFORMI e NETTAMENTE SUPERIORI a quelli autorizzati con decreto MAP 55/02/2003 e successive integrazioni
Carbone: + 600 t/a
Acqua per uso industriale: + 2.350.000 m3/a
Calcare: + 37.500 t/a
Urea: +6.500 t/a
CO: +20 mg/Nm3 t/a
Acque reflue: +317.500 t/a
Fanghi: +1.250 t/a
Gesso: + 62.500 t/a
Ad oggi, infine, nonostante le varie integrazioni subite dal Decreto MAP 55/2003, e nonostante da carenza sia stata più volte evidenziata, non risultano ancora autorizzati il selenio, il palladio, il platino ed il berillio, tanto meno il gestore ne ha fornito le stime attese.
Vogliamo ricordare alle Autorità competenti che i suddetti metalli sono inclusi nell'elenco delle sostanze inquinanti da autorizzare ai sensi del D.L. 59/05.
3.6 Allegato A23 - Valutazione d’impatto ambientale
Riteniamo utile proporre, a commento della Valutazione d’impatto Ambientale, la relazione peritale svolta dai consulenti tecnici incaricati dal Tribunale di Civitavecchia (Giudice Istruttore Cecilia Pratesi), nel corso della causa n. 521/04 r.g.a.c., vengono sollevate una serie di perplessità sulle lacune e carenze che hanno caratterizzo la procedura VIA, con particolare riguardi agli effetti diretti e indiretti sulla salute, che riportiamo testualmente di seguito e che poniamo come rilievo al Parere di Compatibilità Ambientale 680/2003 riportato in questo allegato.
3.2.1 Analisi della Valutazione d’Impatto Ambientale, con particolare riguardo agli effetti sulla salute. (da pag. 15 a pag. 46 della perizia)
La valutazione dei possibili effetti sulla salute umana derivanti dalla conversione a carbone della Centrale di Torrevaldaliga Nord è stata affrontata nella procedura VIA e il Ministero dell’Ambiente ha così motivato il proprio parere sulla “componente salute pubblica”:
- Enel ha caratterizzato lo stato sanitario ante operam della popolazione sulla base delle statistiche sanitarie nazionali, regionali e locali. In particolare sono state utilizzate le statistiche elaborate dall'Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio (ASP Lazio, 2002), che ha predisposto un'analisi dei dati di mortalità locali sia a livello di azienda sanitaria (dati 1995 - 1996 e 1997 - 1998) che di Comune di residenza (dati 1993 - 1996).
- In base ai dati presentati non sono evidenziabili effetti pregressi della presenza delle centrali termoelettriche sugli indicatori di mortalità; d’altro canto va detto che tali indicatori non sarebbero comunque in grado di evidenziare un eventuale effetto sulla salute dovuto all’impatto della centrale termoelettrica sia a causa dei lunghi tempi di latenza di molte patologie, sia a causa della probabile presenza di fattori confondenti, sia perché in generale inadatti a descrivere l’insorgenza di malattie di tipo acuto o cronico non necessariamente correlabili ad un incremento di mortalità.
- Per quanto riguarda gli effetti sulla salute nella configurazione di progetto, relativamente alle ricadute al suolo di ossidi di zolfo e di azoto si valuta che, in base ai dati attualmente rilevati dalle stazioni di monitoraggio per la qualità dell’aria, ed alle simulazioni delle ricadute al suolo delle emissioni di tali inquinanti della centrale nella sua nuova configurazione, non siano da attendersi effetti a carico della salute umana.
- Enel ha inoltre effettuato una stima del rischio sanitario derivante dall’esposizione umana agli inquinanti emessi dalla centrale, sia per quanto riguarda l’esposizione inalatoria che per quanto riguarda l’esposizione a contaminanti del suolo. Relativamente a tale stima, non viene considerata la parte relativa all’esposizione di contaminanti del suolo, in quanto non se ne condivide la metodologia; si ritengono invece condivisibili le stime effettuate per l’esposizione inalatoria, dalle quali risulta un rischio per la salute umana praticamente trascurabile.
- Sebbene le stime relative alle concentrazioni attese di metalli pesanti siano molto basse, si evidenzia che gli elevati valori di arsenico e nichel (inquinanti associati generalmente alla combustione di olio combustibile e carbone) misurati presso il punto di rilevamento di S. Agostino, apparentemente lontano dalle emissioni del traffico autoveicolare, costituiscano un segnale di allarme da considerare con grande attenzione; tale situazione comporta la necessità mettere in atto il monitoraggio contestuale delle emissioni di microinquinanti dal camino e delle concentrazioni di microinquinanti al suolo in più punti interessati dalle ricadute delle emissioni della centrale.
Le conclusioni del Ministero dell’Ambiente verranno discusse ed approfondite nella presente relazione considerando i dati epidemiologici disponibili sulla situazione attuale, le informazioni scientifiche note sugli effetti degli inquinanti ambientali, i dati e le elaborazioni disponibili sulla situazione ambientale ante operam. Verranno di seguito considerati i possibili effetti sanitari della costruzione del nuovo impianto come effetti “indiretti”, dovuti cioè al riscaldamento globale del pianeta in conseguenza dell’effetto serra, ed i possibili effetti “diretti” dovuti alla emissioni di inquinanti in tutte le fasi operative del progetto (cantiere ed esercizio).
3.2.1.1. Quadro epidemiologico di riferimento ante operam
Lo Studio di Impatto Ambientale presentato dall’ENEL si è limitato all’esame dei dati di mortalità già elaborate dall'Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio (ASP Lazio, 2002) (a livello di azienda sanitaria locale (1993-1998) e di Comune di residenza (1993 - 1996). Uno studio specifico commissionato dall’ENEL (all. 4.2.5//I preparato da SMA srl) ha preso in esame le statistiche di mortalità (1989-1995) in un raggio di 100Km e di 70Km avendo come centroide il comune di Tarquinia. Le conclusioni del SIA sono state che il rischio di morte per causa specifica nell’area in esame “oscilla tra valori bassi e valori moderati”, non mostrando alcuna particolare distribuzione o tendenza spaziale. Lo studio specifico commissionato dall’ENEL riconosce che “l’area di maggiore interesse risulta caratterizzata da qualche eccesso di mortalità (a carico di specifiche patologie) che merita di essere tenuto sotto osservazione o approfondito con indagini ad hoc” e suggerisce di ”tenere sotto controllo sia la mortalità per tumore polmonare che quella per malattie respiratorie non maligne, soprattutto negli anni successivi a questo rapporto (1989-1995)”.
In entrambi gli studi (condotti per un arco temporale parzialmente sovrapponibile) è stato notato un eccesso statisticamente significativo di mortalità per tumore polmonare tra i residenti di sesso maschile del comune di Civitavecchia. Tale eccesso era pari al 24% nello studio dell’ ASP e al 21% nello studio di SMA. Nessun eccesso è stato riscontrato per la popolazione femminile.
Durante le operazioni peritali è stata presentato un documento del Dipartimento di Epidemiologia della ASL RME (consegnato alle parti il 13 Settembre 2004) con oggetto l’analisi della mortalità e dei ricoveri ospedalieri nel comprensorio di Civitavecchia, per il periodo 1996-2003 redatto sulla base di dati forniti dall’Agenzia di Sanità Pubblica regionale. Dalle conclusioni di tale documento si evince che almeno due aspetti molto critici sono stati omessi nella procedura VIA per quanto riguarda la componente sanitaria dell’area in esame che avrebbero introdotto elementi importanti per la valutazione del progetto. In particolare:
1. Nello studio SIA e nei suoi approfondimenti è stata ignorata la letteratura scientifica disponibile circa le caratteristiche sanitarie dell’area. Diversi studi epidemiologici relativi alle esposizioni ambientali e occupazionali nel comprensorio erano già stati pubblicati nella letteratura scientifica accreditata. L’esame di questi studi avrebbe messo in evidenza che fin dagli anni ’80 sono stati condotte indagini epidemiologiche sulla mortalità dei lavoratori nelle installazioni presenti nel comprensorio, sull’aumento nella frequenza di tumore polmonare e pleurico nella popolazione adulta residente e sull’aumento della morbosità per disturbi respiratori nei bambini.
2. Nel documento del Dipartimento di Epidemiologia della ASL RME vengono riportati i risultati della analisi aggiornata della mortalità (1996-2000) e uno studio inedito sulla morbosità ospedaliera (1996-2003). Lo studio di morbosità e mortalità ha utilizzando dati forniti da fonte istituzionale (ASP Lazio), in gran parte disponibili (tranne per il 2003) quando la procedura VIA era in atto. Lo studio condotto ha messo in evidenza “un quadro sanitario della popolazione residente nel comprensorio di Civitavecchia coerente con quanto già osservato in studi precedenti condotti nella stessa area. Gli eccessi rilevati nel presente studio in termini di mortalità e morbosità sono limitati al solo comune di Civitavecchia e non si sono riscontrati nei tre comuni circostanti. E’ presente un eccesso nella mortalità per tumore polmonare nei maschi adulti residenti, confermato dall’eccesso osservato nei ricoveri per questa causa nel periodo di osservazione più recente (2000-2003); nella stessa popolazione è evidente inoltre un elevato rischio di tumori della pleura. La frequenza di ricoveri ospedalieri per asma bronchiale in soggetti di 0-14 anni è risultata maggiore nei soggetti residenti nell’area in studio, con gli incrementi più rilevanti registrati nel periodo 1996-1999. E’ stata rilevata infine una maggiore frequenza di morti per malattie renali che coincide con il quadro di morbosità rilevato dal Registro Regionale Dialisi”. In sostanza, l’analisi più aggiornata indica che nella popolazione di Civitavecchia sono presenti malattie di origine occupazionale ed ambientale in eccesso rispetto alla popolazione regionale. Di particolare preoccupazione sono i risultati relativi al tumore polmonare e alla patologia respiratoria infantile. I risultati relativi alle malattie renali sono nuovi e necessitano un attento monitoraggio futuro.
In conclusione, l’omessa valutazione della letteratura scientifica anche corredata dalla necessaria valutazione critica, la sola analisi della mortalità per altro confinata a periodi temporali lontani, e la mancanza delle analisi sulla morbosità hanno reso la procedura VIA incompleta, poco informativa e dunque non affidabile. La diagnosi epidemiologica della comunità indica un eccesso di morbosità e mortalità rilevante da un punto di vista di sanità pubblica.
Tali conclusioni rimangono invariate quando si considerano gli elementi aggiuntivi proposti dal Prof. Marco Valenti per conto di ENEL in data 20.9.2004. E’ stata sottolineata l’ampia variabilità degli indicatori di mortalità nel quadro regionale in presumibile rapporto con i molteplici fattori responsabili delle malattie (fattori di carattere personale, legati agli stili di vita come l’abitudine al fumo, o legati alle esposizioni ambientali). Tali condivisibili considerazioni nulla tolgono al fatto che gli specifici indici di morbosità e mortalità sono in eccesso nell’area interessata, e questo è sufficiente per fornire il quadro epidemiologico sul quale si inserisce la proposta del nuovo impianto.
3.2.1.2 Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute
Non è oggetto della presente trattazione una risposta formale all’interrogativo, da più parti sollevato, sul ruolo della contaminazione ambientale derivante dalle emissioni delle centrali termoelettriche di Civitavecchia (in funzione fin dalla fine degli anni ’50) sulla salute della popolazione. Alcune precisazioni sono tuttavia importanti.
Esistono procedure consolidate nel mondo scientifico per affrontare rilevanti temi di sanità pubblica. Le metodologie sono state messe a punto nella valutazione degli effetti di numerosi rischi ambientali, o legati agli stili di vita, e tengono conto della letteratura pubblicata su riviste accreditate e sottoposta a rigida “revisione tra pari”. La risposta alla domanda in questione prevede dunque, nell’ordine:
a. Una rassegna sistematica degli studi epidemiologici sullo stato di salute della popolazione condotti in popolazioni che vivono in prossimità di impianti termoelettrici;
b. Una rassegna degli studi condotti in ambito tossicologico ed epidemiologico sulla relazione tra esposizione ai singoli inquinanti ambientali e danni alla salute;
c. Una rassegna delle evidenze prodotte da studi condotti in ambito locale e pubblicati nella letteratura scientifica.
La forza dell’evidenza a favore (o contro) la presenza di danni alla salute dipende fortemente dalla solidità tecnica della documentazione prodotta. Tale processo di valutazione non sembra essere stato mai condotto in modo appropriato nella realtà in esame.
Come già indicato, sono disponibili ad oggi dati di buona qualità relativi alla situazione sanitaria del comprensorio, e sono stati condotti studi epidemiologici nell’area di Civitavecchia volti a valutare lo stato di salute della popolazione: tali studi mettono in evidenza eccessi per specifiche patologie. Fin dalla fine degli anni ’80 era stato segnalato un aumento della prevalenza dell’asma e dei disturbi respiratori in età pediatrica. Tuttavia, questi dati e queste evidenze non sono in grado di rispondere in modo esauriente al quesito sovra indicato per almeno quattro motivi: si tratta spesso di studi di natura geografica (ecologica); mancano spesso dati di esposizione (specie pregressa e a livello individuale); il controllo dei fattori di confondimento (gli altri fattori responsabili della malattia) può non essere stato adeguato; la popolazione può essere troppo ridotta numericamente per mettere in evidenza un effetto (problemi di potenza statistica). Tanto meno rappresentano una prova di effetto (o di assenza di effetto) le considerazioni sugli andamenti geografici presentati dal Prof. Valenti nella sua citata memoria. Sono tuttavia le prove derivanti da studi epidemiologici e tossicologici condotti in tutto il mondo, del resto comprovate da organismi internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che indicano in modo chiaro ed inequivocabile che all’inquinamento atmosferico, in particolare al particolato aereodisperso, è attribuibile una quota importante di morbosità e mortalità. Civitavecchia soffre o ha sofferto dunque di effetti sanitari a causa delle centrali termoelettriche? La risposta affermativa si basa sulla letteratura scientifica e sui documenti delle organizzazioni internazionali. La quantificazione di questi effetti tuttavia non dipende dagli studi epidemiologici locali, che possono avere una funzione di sorveglianza ed indicare aree specifiche di interesse, ma si basa sulle funzioni di rischio (relazioni esposizione- risposta) derivate dalla letteratura scientifica consolidata. Valga a titolo di esempio considerare che la prova di un effetto delle esposizioni ambientali sulla salute respiratoria nei bambini, suggerita dagli studi specifici condotti nel passato a Civitavecchia, viene dalla letteratura scientifica che si è accumulata nel corso degli anni e che individua nei bambini un target importante dell’inquinamento ambientale (WHO, 2004).
Alla presente relazione si allega un documento (Forastiere, 2004,) che illustra in modo analitico l’evidenza scientifica disponibile relativa agli effetti dell’inquinamento ambientale. Nella rassegna sono presentate le prove più importanti, specie in relazione all’inquinamento da polveri sospese, PM10 o PM2,5 . Il documento conclude: “all’inquinamento atmosferico è attribuibile oggi una quota rilevante di morbosità acuta e cronica. La speranza di vita dei cittadini che vivono in aree con livelli di inquinamento elevato è diminuita. Gli effetti si verificano ai livelli attuali di inquinamento ambientale e non sembra esserci una soglia al di sotto della quale non si osservano danni. I gruppi di popolazione più colpiti dall’inquinamento ambientale sono soprattutto gli anziani e le persone in condizione di salute più compromessa come i malati di patologie cardiache e respiratorie. Per queste persone, l’esposizione ad inquinamento ambientale peggiora la prognosi e aumenta la probabilità di morte. E’ stato documentato che i bambini tendono ad ammalarsi più frequentemente per cause respiratorie, in particolare bronchite ed asma, e l’esposizione ad inquinanti peggiora lo stato di malattia in bambini affetti da compromissione cronica delle vie aeree. I neonati, infine, sembrano essere a particolare rischio di morte per effetto dell’inquinamento ambientale”. La tabella che segue rappresenta la miglior stima disponibile degli effetti sanitari per una variazione di 10µg/m3 nella concentrazione delle polveri sottili, PM10.
Tabella.
L’impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico. Incremento percentuale nella frequenza dei fenomeni sanitari per incremento di 10µg/m3 nella concentrazione delle polveri sottili, PM10.
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Effetti a breve termine
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Aumento della mortalità giornaliera (escluse le morti accidentali) totale
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0.5-1%
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- per cause respiratorie
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3-4%
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- per cause cardiocircolatorie
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1-2%
|
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Aumento dei ricoveri in ospedale per malattie respiratorie
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1.5-2%
|
|
- per malattie cardiocircolatorie
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0.5-1%
|
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Aumento delle consultazioni mediche urgenti a causa dell’asma
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2%
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Aumento degli attacchi di asma negli asmatici
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5%
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Aumento dell’uso dei farmaci broncodilatatori negli asmatici
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5%
|
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Aumento delle assenze dal lavoro e diminuzione delle attività a causa di malattia
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10%
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Effetti a lungo termine
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Aumento complessivo della mortalità
Aumento della mortalità per tumore polmonare
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3-8%
8%
|
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Aumento della incidenza di bronchite cronica negli adulti
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25%
|
|
Aumento della tosse e della espettorazione negli adulti
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13%
|
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Aumento della bronchite e dei disturbi respiratori nei bambini
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35%
|
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Diminuzione della funzione polmonare negli adulti
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3%
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Simili conclusioni sono state di recente raggiunte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità relativamente agli effetti dell’inquinamento ambientale nei bambini (WHO 2004; http://www.euro.who.int/document/EEHC/execsum.pdf).Avendo a disposizione dati affidabili sul livello di esposizione della popolazione alle polveri PM10, gli effetti dell’inquinamento ambientale possono essere stimati con attendibilità. Sulla base di tali parametri sono state elaborate le stime di impatto dell’inquinamento ambientale in tre nazioni Europee, nelle otto maggiori città italiane, e più recentemente per la città di Roma nel quadro del progetto APHEIS. Analogamente, sarebbe oggi possibile stimare retrospettivamente l’impatto sanitario dell’inquinamento ambientale a Civitavecchia se si disponesse di dati certi ed affidabili sulla concentrazione del PM10 e PM2.5 per i decenni trascorsi. Questi dati, purtroppo, come vedremo in seguito, non sono interamente disponibili ed affidabili.
3.2.1.3 Il quadro ambientale ante-operam: disponibilità ed affidabilità dei dati
Per le componenti atmosfera, qualità dell’aria e salute pubblica nel decreto VIA/2003/0680 rilasciato in data 6 novembre 2003 dal Ministero dell’Ambiente si legge (pag.16) : - In relazione al rispetto, nello stato attuale, dei limiti normativi per le concentrazioni in atmosfera di polveri totali e PM10, dai rilevamenti effettuati da ENEL non emerge una situazione di superamento dei limiti attualmente in vigore, ma le concentrazioni rilevate dal proponente nelle due campagne di rilevamento prefigurano una necessità di ottenere un significativo miglioramento di questo parametro di qualità dell'aria per rientrare nei limiti previsti dal DM 60/2002 al 2010 -.
Per quanto riguarda il monitoraggio dell’inquinamento ambientale nell’area di Civitavecchia esiste da anni la rete di monitoraggio gestita dall’ENEL che ha fornito indicazioni importanti circa il contenimento nei valori di legge delle concentrazioni di ossidi di zolfo e di azoto. La situazione è molto diversa per quanto riguarda il monitoraggio delle polveri sospese. La rete di monitoraggio determina la concentrazione ambientale delle polveri totali sospese (TSP), un parametro ormai obsoleto perché gli effetti sanitari, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono meglio predetti dal PM10 (e dal PM2.5). La Direttiva Europea 1999/30/EU stabilisce valori limite su base annuale e sulle 24 h per questo inquinante. Lo studio SIA, in assenza di dati di monitoraggio continuo del PM10, ha basato le proprie conclusioni su una campagna di misurazione realizzata nel inverno 2000/2001 (30 gg) e nell’estate 2001 (30 gg) i cui dettagli tecnici sono stati riportati nell’allegato 4.2.1/1. Per quanto riguarda l’area urbana di Civitavecchia, la postazione era localizzata nel parco Antonelli, mentre altre tre postazioni hanno considerato l’area rurale (Aurelia, S.Agostino, Poggio Ombriccolo in prossimità di Tolfa). La concentrazione media di PM10 rilevata a Parco Antonelli era 31µg/m3 nel periodo invernale e 33µg/m3 nel periodo estivo. Le concentrazioni nelle altre postazioni risultavano inferiori.
Malgrado i valori riportati dalla campagna siano risultati al di sotto del valore raccomandato dalla normativa nazionale attuale (40µg/m3 dal 2005), ma di gran lunga superiori a quanto previsto per il 2010 (20µg/m3), esistono dei limiti nella raccolta dei dati che ne riducono di molto l’affidabilità. Il periodo di osservazione è limitato a 30+30 giorni, non scelti in modo casuale durante l’anno. In particolare, per alcune postazioni il periodo di misura ha coperto le vacanze natalizie (S. Agostino e Poggio Ombriccolo) e il periodo di ferragosto (Poggio Ombriccolo); durante il periodo di misura, infine, la centrale di Torre Valdaliga Sud non ha funzionato o ha funzionato con un regime ridotto. Il problema sostanziale è che nella presentazione dei dati del SIA non vengono riportati i fattori di incertezza relativi alle stime. Anche se si fosse in assenza di distorsioni sistematiche dovute al periodo particolare della rilevazione, i livelli di PM10 (in particolare quelli registrati a Parco Antonelli) mostrano una ampia variabilità, specie nel periodo invernale, e la estrapolazione dai 30+30 gg al valore medio annuale è giocoforza affetto da incertezza. Pur assumendo (con molta difficoltà) la casualità e l’indipendenza delle osservazioni, l’incertezza associata alle stime invernali ed estive relative a Parco Antonelli è pari al 10-15% (calcolando l’errore standard della media sulla base delle singole osservazioni riportate nei grafici).
Oltre ai dati della campagna speciale condotta dall’ENEL, si dispone dei dati rilevati (sett.’02 – apr.’03) del PM10 presso la postazione di Via Isonzo nel Comune di Civitavecchia (gestita dalla stessa ENEL e autorizzata con delibera della G.M. 234 del 14.05.00) riportati nella Tabella A.
Tabella A
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PM10
|
anno 2002
|
anno 2003
|
anno 2004
|
|
Mesi
|
Super.
mensili
|
medie mensili
(µg/m3)
|
Superamenti
mensili
|
medie mensili
(µg/m3)
|
Super.
mensili
|
medie mensili
(µg/m3)
|
|
Gennaio
|
-
|
-
|
11
|
60
|
4
|
40
|
|
Febbraio
|
-
|
-
|
12
|
56
|
2
|
40
|
|
Marzo
|
-
|
-
|
13
|
61
|
2
|
40
|
|
Aprile
|
-
|
-
|
6
|
50
|
3
|
39
|
|
Maggio
|
-
|
-
|
15
|
59
|
0
|
35
|
|
Giugno
|
-
|
-
|
0
|
0
|
0
|
33
|
|
Luglio
|
-
|
-
|
15
|
61
|
-
|
-
|
|
Agosto
|
-
|
-
|
10
|
56
|
-
|
-
|
|
Settembre
|
5
|
55
|
6
|
54
|
-
|
-
|
|
Ottobre
|
7
|
57
|
4
|
42
|
-
|
-
|
|
Novembre
|
11
|
64
|
4
|
45
|
-
|
-
|
|
Dicembre
|
10
|
59
|
5
|
41
|
-
|
-
|
|
totali
|
33
|
58,75
|
101
|
48,7
|
11
|
38
|
|
Valore limite con
il margine di tolleranza
|
35 annuali
|
v.l. 24 h = 65
v.l. anno = 44,8
|
+ 66 superamenti
35 annuali
|
v.l. 24 h = 60
v.l. anno = 43,2
|
35 annuali
|
v.l. 24 h = 55
v.l. anno = 41,6
|
|
I dati evidenziato superamenti dei valori limite del PM10 rispetto ai limiti previsti dal DM 60/2002 [10] riportati nella Tabella B.
Tabella B
|
DM 60/02
PM10
|
Periodo
di mediazione
|
Margine di tolleranza (µg/m3)
|
Modalità di riduzione temporale del
Margine di tolleranza
|
1/1/2005
Valore Limite (µg/m3)
|
|
Valore limite
annuale
per la protezione della salute umana
|
Anno civile
|
48
46,4
44.8
43,2
41,6
|
dal 1.01.2000
dal 1.01.2001
dal 1.01.2002
dal 1.01.2003
dal 1.01.2004
|
40
|
|
Valore limite
di 24 ore
per la protezione della salute umana
|
24 ore
|
75
70
65
60
55
|
dal 1.01.2000
dal 1.01.2001
dal 1.01.2002
dal 1.01.2003
dal 1.01.2004
|
50
(Da non superare più di 35 volte per anno civile)
|
Nella tabella A si evince che:
- nel corso dei quattro mesi per l’anno 2002 si sono verificati 33 superamenti rispetto ai 35 annuali tollerati mentre la media del periodo è di 58,75 µg/m3rispetto al margine annuale di 44,8 µg/m3.
- per l’anno 2003 si sono verificati 101 superamenti rispetto ai 35 annuali tollerati (+ 66), per quanto riguarda il valore limite di 24 ore (60 µg/m3) mentre il valore annuale dell’anno per la protezione della salute umana è di 48,77 µg/m3 superiore al valore tollerato di 43,2 µg/m3.
- nel corso dei sei mesi per l’anno 2004 si sono verificati 11 superamenti rispetto ai 35 annuali tollerati mentre la media del periodo è di 38 µg/m3rispetto al margine annuale di 41,6 µg/m3.
I valori di PM10 rilevati nella postazione di Via Isonzosono correlabili con quelli rilevati nel periodo: marzo 2003 - febbraio 2004 nella postazione di Via Roma nel Comune di Civitavecchia, gestita dalla Provincia di Roma rappresentati nella Tabella A1. E’ evidente che i valori di PM10 accertati per i periodi di osservazione sopra citati, visto il posizionamento delle stazioni di rilevamento, sono dovuti certamente dal traffico veicolare a cui però, in determinate condizioni meteorologiche sfavorevoli possono contribuire le ricadute delle polveri emesse dalla centrale di Torre Valdaliga Nord.
Dati riassuntivi del PM10 relativi al periodo marzo 03 febbraio 04 Via Roma
Dati totali validi (n°): 289 79,4%
Valore massimo (μg/m3): 96,7 -
Valore minimo (μg/m3): 5,0 -
Valore medio (μg/m3): 38,9 -
Valori compresi tra 10 e 50 μg/m3 (n°): 220 76,1 %
Valori superiori a 50 μg/m3 (n°): 64 22,1 %
Superamenti limite giornaliero di 60 μg/m3 (n°): 28/ 35 consentiti
Superamento limite annuale di 43 μg/ m3: - -
Tale contributo è determinato dalle condizioni meteorologiche ed in particolare dal regime dei venti.Il sito dove è ubicata la centrale termoelettrica Torrevaldaliga Nord si trova a circa 6 km a NNW di Civitavecchia per cui la condizione più sfavorevoli per la ricaduta degli inquinanti nella città di Civitavecchia è la provenienza del vento da NNW oltre alla calma di vento.
Dai dati riportati dall’Enel a pag. 178 (fig.1) e 180 (fig.2) del progetto (SIA) abbiamo situazioni di calma di vento variabili nel corso dell’anno con il
fig.1
fig.2
massimo d’estate (39%) e il minimo d’inverno (26%); mentre abbiamo in quota le massime frequenze per i venti da SSE e NNW e NE, con una assenza delle provenienze orientali. Al suolo, invece, sono maggiormente accentuate le provenienze nordorientali e da SSE. Le prime sono legate alla condizioni di brezza, mentre la seconda al tempo perturbato.
Nell’anno 2003 sono state emesse dalla centrale TVN 732 tonnellate di polveri, dichiarate dall’ENEL, di cui 490 tonnellate ( 67%) è costituito dalla frazione granulare di PM10 (tenuto conto del grafico 2 riportato a pag. 51 Allegato 2 Chiarimenti …..).
Quindi in considerazione di quanto detto per la frequenza delle situazioni di calma e di provenienza del vento, per una buona parte dell’anno 2003 ci sono state le condizioni favorevoli per la ricaduta del particolato PM10 nel Comune di Civitavecchia, e tale ricaduta ha contribuito ai superamenti dei valori limiti tollerati (previsti dal DM 60/2002).
Nelle osservazioni riportate nella memoria Dati di polveri PM10 –Civitavecchia l’ENEL in sostanza asserisce che le stazioni di rilevamento dei dati dell’inquinamento atmosferico, installate nel Comune di Civitavecchia, in massima parte non ottemperano alle disposizioni previste dal D.M. 2.04.02 n.60 per cui i dati rilevati non possono essere rappresentati secondo le modalità previste dal sopra citato decreto. Tale affermazione meriterebbe un indagine tecnica approfondita di verifica che per ovvie ragioni non è possibile effettuare nell’ambito di questa consulenza. Si evidenzia solo che alla luce della pubblicazione del decreto n.60/02 avvenuta sulla G.U. n.87 del 13 aprile 2002 (Suppl. Ordinario n.77) non trova alcuna giustificazione da parte dell’ENEL e dal Comune di Civitavecchia la gestione di una rete di rilevamento i cui dati non possono essere utilizzati per fornire giudizi sulla qualità dell’aria, ed in particolare il posizionamento della stazione di Via Isonzo, i cui dati di PM10 rappresentati nella Tabella A, sono stati rilevati dal mese di settembre dell’anno 2002, cinque mesi dopo la pubblicazione del suddetto decreto.
Rimane, in ogni caso urgente la risposta all’interrogativo sul perché in una situazione ambientale così complessa non sia disponibile un monitoraggio ambientale adeguato.
Per quanto concerne i microinquinanti organici ed inorganici, a pag. 16, 17 del decreto è riportato: “In relazione al rispetto delle concentrazioni in atmosfera allo stato attuale di microinquinanti organici ed inorganici, i valori di IPA misurati nelle campagne di rilevamento, estrapolati all’intero anno, risultano compatibili con l’ipotesi di rispetto del limite normativo di 1 ng/m3 come B(a)P, anche se, a causa della limitatezza del periodo di rilevamento, tale ipotesi non risulta dimostrata con certezza….”
Ancora più problematici sono i dati relativi alla campagna di misurazione degli IPA nelle polveri totali e dei metalli nel PM10 condotta dall’Enel nel quadro della campagna speciale nelle stesse postazioni, con sei campionamenti per postazione nel periodo invernale e sei campionamenti nel periodo estivo. E’ ovvio che l’incertezza in questo caso è molto maggiore e la significatività dei risultati molto ridotta. La mancanza di una presentazione formale sul livello di incertezza dei dati rende i risultati difficilmente interpretabili. Le considerazioni presentate nel rapporto circa un maggiore o minore contributo delle emissioni delle centrali, a seconda dei valori rilevati nelle diverse postazioni, non sono significativi perché le rilevazioni sono state effettuate in periodi diversi. Il paragone con i valori annuali di riferimento (con dati estrapolati da 12 determinazioni per postazione) è molto azzardato. Si consideri come sia particolarmente difficile concludere che la media dei valori riscontrati per gli IPA è nel rispetto della normativa in tutte le postazioni (1 ng/m3 per il Benzo(a)pirene) quando tale media è frutto di sei determinazioni invernali (con media 1.3 ng/m3) e sei determinazioni estive (con media 0.1 ng/m3).
Malgrado esistano problemi rilevanti relativi alla affidabilità delle misure, sono stati notati dalla commissione di valutazione delle procedure VIA gli elevati livelli di Arsenico e Nickel. Il commento che qui si riporta è del tutto condivisibile e pone problemi importanti per il monitoraggio attuale e per la sanità pubblica:“Arsenico. Analizzando i valori delle due campagne di indagine, Enel dichiara che “si riscontrano superamenti dei valori proposti nella direttiva comunitaria in fase di preparazione”. A giudizio del G.I. i valori rilevati da ENEL nella campagna effettuata nel 2001 evidenziano un problema che va ben oltre il superamento di una normativa in fase di preparazione che prevederebbe un limite per questo inquinante pari a 5ng/m3. Va ricordato che l'arsenico, composto associato tipicamente alla combustione di combutibili fossili, è classificato come cancerogeno dallo IARC (gruppo I: cancerogeno per l'uomo), e che la concentrazione in atmosfera corrispondente, secondo i fattori di rischio cancerogeno aggiornati ad aprile 2003 da U.S. EPA (Risk based concentration tables, U.S. EPA 2003) ad un rischio incrementale di tumore pari a 1 caso su un milione, è pari a 0,4 ng/m3. I valori rilevati da ENEL e riportati in forma grafica nello Studio di Impatto Ambientale vanno da un minimo di 1 ng/m3 (Aurelia, inverno 2001) ad un massimo di 200 ng/m3 (S.Agostino, inverno 2001). Nella stazione di campionamento di S. Agostino (non influenzata significativamente dal traffico) il valore medio delle misure di questo inquinante, calcolato sulla base dei dati presentati da Enel in forma grafica, risulta pari a circa 50 ng/m3. Non sono riportate informazioni sul funzionamento della centrale del periodi di rilevamento, anche se va osservato che nel 2001 la centrale di Torrevaldaliga ha funzionato complessivamente a circa il 40% della sua potenzialità. Nichel. Anche per questo inquinante ENEL dichiara che “si riscontrano superamenti dei valori proposti nella direttiva comunitaria in fase di preparazione”. Analogamente a quanto riscontrato per l’Arsenico, i valori del Nichel in atmosfera superano gli standard tossicologici previsti da OMS e EPA.
In sintesi, la valutazione di impatto ambientale è stata condotta senza una misurazione sistematica del PM10 e i dati presentati relativi alla campagna sporadica sono affetti da una incertezza troppo grande per essere considerati rappresentativi dei livelli attuali di esposizione della popolazione. In ogni caso, vi sono indicazioni provenienti dalla campagna della Provincia di Roma e dalle misurazioni in continuo della rete di monitoraggio comunale che le concentrazioni di PM10 siano più elevate con frequenti innalzamenti al di sopra dei valori attualmente raccomandati. Le indicazioni relative agli IPA, all’Arsenico e al Nickel suggeriscono superamenti notevoli dei livelli raccomandati dagli organismi internazionali e impongono nuovi accertamenti e monitoraggi per ragioni di sanità pubblica Pertanto il monitoraggio ambientale in un’area così importante come il polo energetico dell’Alto Lazio è stato poco accurato e senza dati di riferimento certi per le polveri fini (PM10 e PM2.5) nonostante che per esse i dati scientifici da diversi anni indicano un elevato livello di pericolosità.
3.2.1.4 I possibili danni per la salute del nuovo impianto: effetti indiretti
Le argomentazioni relative agli effetti sanitari dei nuovi impianti non si possono limitare alla valutazione di impatto sulle popolazioni locali. Grande importanza hanno gli effetti di carattere generale. La scelta strategica del carbone non sembra essere in linea con le indicazioni e le opzioni di altri paesi dal momento che questa forma energetica è in progressivo abbandono, specie per il contributo che la combustione del carbone fornisce alla produzione di gas serra. Il documento VIA prevede, in seguito alla trasformazione dell’impianto, un incremento delle emissioni di CO2 pari a circa 2MT/anno. L’ENEL assicura che a tale aumento farà seguito una diminuzione delle emissioni da altri impianti, secondo il proprio piano industriale che “prescinde da una logica sito-specifica”. La relazione istruttoria della commissione VIA tuttavia recita ”Alla luce di quanto sopra, si rende indispensabile una verifica complessiva delle emissioni di CO2 attese dalle centrali ENEL produzione e dalle centrali appartenenti alle GENCO (Eurogen, Elettrogen, Interpower) anche in considerazione del fatto che non tutti i progetti di conversione in ciclo combinato degli impianti sono stati avviati, e che al contrario in alcuni casi risulta un inversione di tendenza, con alimentazione di tali impianti a carbone o ad Orimulsion”. In sostanza, sono state espresse perplessità circa la reale attuabilità del piano industriale di riduzione delle emissioni mentre vi è certezza che l’impianto previsto aumenterà le emissioni di anidride carbonica CO2.
Una scelta energetica che comporta un aumento delle emissioni di gas serra si traduce in effetti indiretti sulla intera popolazione mondiale. L’applicazione del protocollo di Kyoto, con la annunciata sottoscrizione della Russia, diviene operativo e impone una revisione delle scelte energetiche a livello nazionale. Nella valutazione degli effetti sulla salute, dunque, è opportuno considerare anche gli effetti generali dei cambiamenti climatici generati dalle emissioni di gas serra.
Tali effetti sono stati riconosciuti da organismi internazionali autorevoli e l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC.Third assessment report, Summary for policy makers. IPCC Working Group, 2001) ha previsto un aumento della temperatura nei prossimi 100 anni compresa tra 1.4 e 5.8 gradi. Si attende dunque (come documentato dal rapporto dell’OMS recentemente presentato alla 4° conferenza Interministeriale di Budapest nel giugno 2004;
http://www.euro.who.int/document/eehc/ebakdoc08.pdf) un aumento nella frequenza delle ondate di calore, con rilevanti ripercussioni sulla salute pubblica. E’ ovvio che gli aspetti e i dettagli scientifici della relazione tra aumento dei gas serra, aumento nella frequenza di ondate di calore, e aumento della mortalità è fuori dagli scopi della presente relazione. La letteratura scientifica è tuttavia concorde nel ritenere che i cambiamenti climatici derivanti dai gas serra sono una emergenza ambientale di carattere generale che è impossibile ignorare. I tragici effetti della ondata di calore del 2003 in Europa e in Italia, con un aumento considerevole della mortalità nella popolazione anziana, hanno dimostrato l’estrema vulnerabilità della popolazione alle ondate di calore.
3.2.1.5 L’impatto della centrale a carbone sulla salute: effetti diretti
La commissione VIA aveva esplicitamente chiesto al proponente, con nota n. 8357/VIA/A.0.13.B del 1 agosto 2002, punto 25, una valutazione degli effetti sanitari possibili del nuovo impianto. Più in dettaglio “valutazioni circa i possibili effetti sulla salute a medio e lungo termine delle popolazioni limitrofe alla centrale legati al funzionamento della stessa, considerando i dati internazionali disponibili a riguardo in prossimità di impianti analoghi funzionanti ad carbone. Si chiede di valutare i costi esterni in particolare quelli sanitari legati all’esercizio dell’impianto in tutto l’arco di vita ipotizzato”. La richiesta era appropriata ed in linea con una procedura di valutazione di impatto che considera il complesso delle conseguenze, in modo particolare sulla salute della popolazione, e ne chiede anche una valutazione economica non solo a breve termine, ma per l’intera durata della “vitadell’impianto” (ipotizzata di circa 25 anni). L’ENEL ha risposto al quesito specifico (Allegato 2 Chiarimenti ed integrazioni di Enel Produzione .….) riportando i risultati delle analisi di mortalità condotte per valutare la situazione epidemiologica esistente (già oggetto del rapporto citato a cura di SMA) sulla base dei dati 1989-1994. In sostanza, al quesito specifico relativo all’impatto futuro della centrale, non è stata fornita una risposta adeguata e pertinente. L’intera procedura VIA è carente da questo punto di vista, ed è necessario riprendere questo aspetto sulla base dei molteplici spunti e documenti.
Prima di entrare nel merito, è opportuno notare che gli effetti delle diverse scelte energetiche sono state oggetto di un progetto specifico della Commissione Europa
(ExternE, http://externe.jrc.es/infosys.html.) sull’impatto sanitario ed economico nell’impiego di varie fonti di energia. Sono stati considerati gli impianti per la produzione della energia elettrica distinguendo il carbone, gli olii combustibili, il gas, e forme di energia rinnovabile. La stima degli effetti sanitari può essere ben riassunto nel numero di morti e di anni di vita persi per unità di produzione di energia elettrica (terra watt per ora, TWh, 1 miliardo di KW). La tabella seguente (elaborata sulla base dei dati riportati nel documento
http://www.euro.who.int/document/eehc/ebakdoc08.pdf) riassume i risultati del progetto e fornisce una rapida indicazione dell’impatto del carbone sulle altre fonti energetiche.
|
Indicatore
|
Carbone
|
Olio combust.
|
Gas
|
Biomasse
|
Idrolettrica
|
|
N. decessi
|
21.7
|
15.6
|
2.8
|
4.5
|
0
|
|
Anni vita persi
|
216.9
|
155.7
|
27.7
|
45.3
|
0
|
E’ ovvio che i risultati presentati dal progetto ExternE si basano sui dati relativi alle centrali termoelettriche attualmente funzionanti nella Unione Europea e non tengono conto di possibili innovazioni tecnologiche volte alla riduzione del carico inquinante, sia negli impianti a carbone sia negli altri impianti. Tali aspetti sono stati sottolineati in un documento dell’OMS presentato alla 4° Conferenza Interministeriale di Budapest nel Giugno 2004 (
http://www.euro.who.int/document/eehc/ebakdoc08.pdf) che, nell’indicare gli affetti avversi delle scelte energetiche basate sui combustibili fossili, segnala la necessità dell’impegno sulle fonti rinnovabili e nella ricerca sulla valutazione di impatto come guida per le politiche.
Per tornare al quesito iniziale a cui non è stata fornita risposta dal proponente, è opportuno considerare che per valutare i possibili effetti diretti sulla salute della popolazione in modo opportuno devono essere considerate le seguenti fasi e componenti:
Fase di cantiere:
1. demolizione di gran parte della centrale esistente;
2. costruzione del nuovo impianto.
Fase di esercizio:
- emissioni in atmosfera derivanti dal processo di combustione;
- emissioni in atmosfera derivanti dalla movimentazione di materiale pulverulento (carbone, calcare, gesso, ceneri);
3. emissioni in atmosfera derivanti dal traffico veicolare e navale.
Per quanto concerne la fase di cantiere, la relazione istruttoria è abbastanza dettagliata nel descrivere i vari aspetti: “Il cantiere di realizzazione delle opere avrà una durata di 5 anni, compresi i sei mesi di decantierizzazione alla fine dei lavori e i sei mesi per la preparazione del sito prima dell’inizio dei lavori veri e propri”. “Il cantiere occuperà complessivamente una superficie di 220.000 m2, suddivise in tre aree di cui una, di circa 20.000 m2 di superficie, esterna all’area di proprietà dell’ENEL Produzione. Su tutte le aree saranno realizzate le necessarie opere di urbanizzazione, comprese le reti di raccolta delle acque reflue e l’impianto di depurazione delle stesse.Le attività di cantiere comprenderanno, oltre alla costruzione ed il montaggio dei nuovi gruppi, anche la demolizione e lo smontaggio dei gruppi esistenti, con il recupero di tutto ciò che potrà essere ancora utilizzato in loco o altrove. La fase di smontaggio riguarderà anche la demolizione di parte dei serbatoi combustibili, con riduzione della capacità complessiva da 700.000 m3 a 150.000 m3”. Il grafico di occupazione delle maestranze dimostra che verranno impiegate più di 2000 unità per 3 anni con livelli di 3000 unità nel periodo centrale.
Le tabelle seguenti illustrano l’impiego delle risorse e le interferenze indotte nella fase di cantiere come presentate nella Relazione Istruttoria.
Tabella – Uso risorse
|
|
Materiale/Risorsa
|
Destinazione
|
Un. mis.
|
Quantità
|
|
a
|
Calcestruzzo
|
Palificate; Fondazioni; Opere in Elevazione
|
m3
|
200.000
|
|
a.1
|
Ferro per armatura
|
|
ton.
|
20.000
|
|
b
|
Componenti elettromeccanici
|
Parti gruppi
|
ton.
|
180.000
|
|
c
|
Coibentazione
|
|
m2
|
300.000
|
|
c.1
|
Materiale isolante
|
|
ton.
|
3.600
|
|
c.2
|
Lamierino finitura
|
|
ton
|
2.400
|
|
D
|
Acqua
|
Per usi civili ed industriali
|
m3/giorno
|
500
|
|
E
|
Combustibile per attività cantiere
|
Macchine operatrici
|
|
|
Tabella Interferenze indotte
|
|
Materiale/Risorsa
|
Provenienza
|
Un. mis.
|
Quantità
|
|
A
|
Movimento terra
|
Sbancamento Area Nucleo Add. Spec. Riempimento Parco Serbatoi
|
m3
|
270.000
|
|
H
|
Rifiuti solidi
|
|
|
|
|
h.1
|
Materiale coibentazione
|
Isolamento termico
|
m2
|
180.000
|
|
h.1.1
|
Materiale isolante
|
|
ton.
|
2.160
|
|
h.1.2
|
Lamierino finitura
|
|
ton
|
1440
|
|
h.2
|
Amianto
|
Setti rompifiamma
|
|
piccole quantità
|
|
h.3
|
Materiali ferrosi
|
Varie
|
ton
|
95.000
|
|
h.4
|
Manufatti civili
|
Demolizioni
|
ton
|
60.000
|
|
i
|
Effluenti gassosi + polveri
|
Macchine operatrici
|
|
n. quant.
|
|
j
|
Scarichi liquidi
|
Acque meteoriche e civili
|
m3/giorno
|
200
|
|
k
|
Rumore
|
Varia attività di costruzione
|
|
|
|
L
|
Traffico
|
|
|
|
|
l.1
|
Veicoli personali
|
|
auto/giorno
|
500
|
|
l.2
|
Trasporto collettivo
|
|
mezzi/giorno
|
10÷15
|
|
1.3
|
Trasporto materiale
|
|
mezzi/giorno
|
30÷35
|
Il documento “Piano di gestione dei rifiuti di cantiere”, inviato dall’ENEL in data 19 Luglio come documento trasmesso al Ministero dell’Ambiente e in attesa di parere, illustra le attività di demolizione e la stima dei quantitativi dei rifiuti non pericolosi e pericolosi. Tra questi ultimi sono elencati 60.000 kg di ceneri leggere e pesanti di oli combustibili e 186.000 Kg di materiali contenenti amianto.
Si tratta quindi di attività di cantiere voluminose, complesse con trattamento di materiale pulverulento ad alta pericolosità (ceneri ed amianto). L’intera attività cantieristica aumenterà il traffico locale in modo notevole. Tuttavia, lo studio SIA e la relazione istruttoria non esaminano il problema della contaminazione ambientale diretta ed indiretta in fase di cantiere e non forniscono alcun dato utile per una valutazione sanitaria. Tale valutazione sembra indispensabile visto il prolungarsi delle attività per un periodo così lungo con un evidente impatto ambientale. Né vengono individuati impianti disponibili in concreto per la gestione dei rifiuti prodotti sia essi di recupero o smaltimento, ma sono date solo indicazioni generiche sul loro destino.
Per quanto riguarda l’emissione in atmosfera dei prodotti della combustione, nello studio di impatto ambientale sono descritte le metodologie e i risultati relativi all’applicazione di modelli di dispersione degli inquinanti (SO2, NO2, e Polveri) per un dominio di calcolo di un area di lato pari a 25Km in direzione E-O e 31 Km in direzione N-S. Sono state calcolate per ogni inquinante le distribuzioni al suolo delle concentrazioni. Durante le procedure peritali, l’Enel ha fatto pervenire il documento “Studio modellistica della dispersione degli inquinanti emessi in atmosfera nel caso di 3 gruppi termoelettrici a carbone” che presenta l’applicazione del modello di dispersione considerando tre gruppi (e non quattro come originariamente previsto). I risultati presentati indicano un impatto degli inquinanti convenzionali al suolo relativamente basso con un massimo nella media annuale pari a 2µg/m3, 1µg/m3, e 0.4µg/m3 rispettivamente per SO2, NO2, e PM10. Si tratta di valori che rientrano nei limiti di legge come del resto sottolineato nel documento “Analisi della possibilità di contaminazione del suolo e del rischio per la salute umana connessi con la dispersione nella atmosfera di NO2, SO2, e Particolato Sospeso presenti nelle emissioni dell’impianto nell’assetto a carbone”. Si deve tuttavia notare che la modellistica e le conseguenti considerazioni sull’impatto sanitario hanno i seguenti limiti:
1. Non considerano che l’ambito delle ricadute non può limitarsi alla superficie di 25 * 31 Km. E’ noto dal punto di vista scientifico che le particelle più fini (PM2.5) hanno una bassa ricaduta locale mentre vengono trasportate a lunga distanza anche di centinaia di Km in poche ore. Tale capacità è ben riconosciuta nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, 2000, Air Quality Guidelines). L’ambito di interesse delle ricadute delle emissioni dalla centrale è un ambito regionale (e nazionale) e non può limitarsi ai pochi Km2 in prossimità dell’impianto. Dal momento che le emissioni del nuovo impianto sono caratterizzate da particelle la cui frazione granulometrica è molto piccola (più piccola delle frazione attualmente emessa, come indicato dalla relazione istruttoria VIA), sarebbe pertinente conoscere il contributo delle emissioni primarie in aree altamente urbanizzate come quella di Roma.
2. Non tengono conto che le emissioni di SO2 e di NOx sono responsabili, a causa di reazioni che avvengono nell’atmosfera, della formazione di particolato atmosferico secondario, in particolare solfati e nitrati. Tale particolato secondario ha un trasporto a lunga distanza e contribuisce in modo importante all’inquinamento da polveri sospese nelle aree urbane (dal 40 al 60%) nel nostro come in altri paesi (WHO, 1999, Health risk of particulate matter from long-range transboundary air pollution. Preliminary assessment).
3. Non considerano che alle emissioni di ossidi di azoto si associa, in aree lontane dal sito primario, la formazione di ozono, un inquinante ad alto potere infiammatorio e tossico. All’aumento nelle concentrazioni di ozono si associano effetti a breve termine come l’anticipazione della morte, effetti sulla funzione polmonare, aggravio delle crisi asmatiche in bambini e adulti affetti.
L’omissione della valutazione di impatto nell’area regionale, la mancata trattazione del trasporto a distanza delle polveri fini direttamente emesse, la mancata valutazione degli inquinanti secondari (particolato secondario ed ozono) rende la valutazione di impatto ambientale lacunosa ed incompleta e non significative le conclusione sul presumibile non effetto sulla salute umana.
Per quanto riguarda le emissioni in atmosfera derivanti dalla movimentazione di materiale pulverulento (carbone, calcare, gesso, ceneri), esse costituiscono potenziali emissioni a livello del suolo che possono contribuire direttamente alla polverosità locale. In particolare, nel caso delle ceneri si tratta di materiale altamente tossico perché contenente numerosi metalli con proprietà infiammatorie e cancerogene. La descrizione delle attività connesse alla loro gestione è dettagliata nel documento “Risposte alle prescrizioni formulate dal Ministero delle Attività Produttive in sede di rilascio del decreto autorizzativo n. 55/02/2003 di cui all’allegato 2, art 2, “Gestione della movimentazione di materiale pulvilurento”.
Rispetto alla situazione attuale l’esercizio futuro della centrale a carbone, in base ai dati dichiarati dall’ENEL e riportati nella Tabella 14 (capitolo 3.5), relativamente alle operazioni di movimentazioni del carbone, del calcare, del gesso e delle ceneri comporterà un aumento di polveri in atmosfera stimabile nell’arco di un anno in undici tonnellate, quattro delle quali sono costituite da PM10 .
Per quanto riguarda il trasporto dei materiali su base annuale, in base ai dati dichiarati dall’ENEL l’esercizio futuro della centrale a carbone comporterà un aumento del 235% di materie prime trasportate per via terra (19.500 tonnellate di urea per la centrale a carbone rispetto a 5.818 tonnellate di ammoniaca per la centrale ad olio combustibile) con una diminuzione di 365 unità degli autotreni, per via mare un aumento del 25% di materiali trasportati (4.527.000 tonnellate per la centrale a carbone rispetto a 3.600.000tonnellate per la centrale ad olio combustibile). Il traffico navale aumenterà di 25 navi equivalenti da 100.000 tonnellate e di conseguenza, in base ai dati dichiarati dall’ENEL riportati nella Tabella 15 (capitolo 3.5), si avrà un aumento annuale degli inquinanti stimabile per l’anidride solforosa in 503 tonnellate, per gli ossidi di azoto in 400 tonnellate, per le polveri in 12 tonnellate e per l’ossido di carbonio in 80 tonnellate.
Lo Studio d’Impatto Ambientale infatti rileva come il traffico navale sia una importante fonte di inquinamento specie per quanto riguarda ossidi di azoto, di zolfo e polveri totali. Nella procedura VIA, tuttavia, il contributo all’inquinamento ambientale derivante dall’aumento considerevole del traffico navale è stato ignorato.
Sulla base delle osservazioni presentate si deve concludere che l’analisi dell’impatto inquinante presentato e valutato nella procedura VIA non considera molti aspetti rilevanti e la conclusione del SIA (pag.248) “ la qualità dell’aria nel territorio in esame, che già risulta buona nella situazione attuale, subirà complessivamente, con la trasformazione a carbone della centrale, un ulteriore miglioramento” non è supportata dalla analisi presentata. Di conseguenza, le conclusioni sulle previsioni di impatto sanitario sono infondate. Solo in presenza di dati attendibili sul contributo dell’impianto (nella globalità delle operazioni di cantiere e di esercizio ) all’inquinamento ambientale su scala regionale, in particolare del PM10, PM2.5, NO2, SO2, ed Ozono, si potrà stimare l’effetto sanitario presumibile. I coefficienti di rischio presentati nella tabella relativa agli effetti sanitari del PM10 possono costituire una guida di riferimento.
3.2.1.6 Considerazioni sulla VIA presentata
Sulla base dei documenti esaminati, della letteratura scientifica consultata e dei dati epidemiologici prodotti nel corso delle procedure peritali, sono possibili le seguenti conclusioni:
1. La situazione sanitaria della popolazione residente a Civitavecchia, per quanto riguarda alcune patologie per le quali è accertato dal punto di vista scientifico il ruolo delle esposizioni ambientali (tumore polmonare, tumore della pleura, malattie renali e patologia respiratoria in ambito pediatrico), appare compromessa.
2. Gli elementi di giudizio sulla relazione di causa effetto tra esposizioni ad inquinanti ambientali e conseguenze sulla salute di tipo acuto o cronico non possono essere tratte da studi e valutazioni locali, e tanto meno da analisi geografiche su larga scala, ma sono il frutto di una complessa valutazione scientifica che considera studi di tipo tossicologico ed epidemiologico condotti in ambiti diversi. L’evidenza scientifica è ampiamente consolidata e indica senza ombra di dubbio che l’esposizione al particolato atmosferico derivante dai processi di combustione provoca effetti a breve e lungo termine direttamente quantificabili. Tali effetti si sono verificati con elevata probabilità a Civitavecchia nel corso degli anni, ma la loro quantificazione è difficile per la incompleta disponibilità dei dati sul livello di inquinamento ambientale nei decenni trascorsi.
3. La valutazione dell’impatto sulla salute del progetto di riconversione appare incompleta, di ridotta significatività e non rappresentativa della reale situazione poiché :
a) considera solo gli effetti diretti e non affronta gli effetti indiretti dell’inquinamento ambientale in termini di effetto serra e riscaldamento globale;
b) non è fondata su dati attendibili del livello attuale di inquinamento atmosferico da polveri PM10 e PM2.5 in assenza di una rete di monitoraggio dedicata; le indicazioni provenienti dal monitoraggio del PM10 da parte del Comune di Civitavecchia e della Provincia di Roma depongono per un quadro ambientale compromesso;
c) non considera il possibile impatto sulla salute della contaminazione ambientale prodotta durante la fase di cantiere;
d) considera la ricaduta delle emissioni in un ambito geografico locale e non estende la valutazione alla vasta area regionale e nazionale potenzialmente interessata dal trasporto a distanza delle polveri fini;
e) considera solo le emissioni primarie e non valuta l’impatto della formazione degli inquinanti secondari (in particolare polveri sospese ed ozono);
f) In assenza di dati ambientali certi, appare inadeguata la valutazione sui possibili effetti sanitari della contaminazione da metalli (arsenico, nickel, mercurio).
g) Non sono decritti e valutati i carichi ambientali derivanti dalle attività di cantiere (in particolare le attività di demolizione).
h) Non sono valutati i carichi ambientali derivanti dalla movimentazione del carbone, gesso e ceneri durante la fase di esercizio, dall’aumento dell’inquinamento ambientale dovuto all’incremento del traffico navale.
i) Non vengono individuati impianti disponibili in concreto per la gestione dei rifiuti prodotti sia essi di recupero o smaltimento, ma sono date solo indicazioni generiche sul loro destino.
L’area di Civitavecchia, con impianti per la produzione dell’energia presenti fin dagli anni ’50 e con altre fonti di inquinamento ambientale, presenta indicatori epidemiologici di danno ambientale in eccesso (tumore polmonare, tumore della pleura, disturbi respiratori nei bambini, malattie renali) rispetto alla situazione regionale.
Le rilevazioni attuali sui livelli di inquinamento da polveri sospese indicano la necessità di interventi per la riduzione dell’inquinamento ambientale. In tale contesto, il progetto di riconversione della centrale termoelettrica a carbone, il cui cantiere durerà circa cinque anni e il funzionamento si protrarrà per 25 anni, contribuirà in maniera significativa e per un lungo periodo di tempo alla qualità dell’ambiente. Saranno elementi di pressione ambientale il cantiere, la demolizione delle strutture, lo smaltimento dei rifiuti; nella fase di esercizio costituiranno elementi di pressione ambientale l’emissioni di gas serra, le emissioni di inquinanti convenzionali con ricaduta in un ambito presumibilmente regionale, la formazione di inquinanti secondari, le attività di movimentazione delle merci e l’aumento del traffico navale. Gli elementi disponibili per la valutazione dell’impatto del progetto sulla qualità dell’aria e sulla salute della popolazione non sono sufficienti per un giudizio di non nocività date le carenze riscontrate nella procedura di impatto ambientale.
L’onere della prove relative alla salvaguardia della salute della popolazione è a carico dell’ENEL, ma non ci sono elementi per ritenere che tali prove siano sufficienti.
4. Scheda B - “Dati e notizie sull’impianto attuale” e relativi allegati
Come accennato al § 2 – Domanda, la scheda B, composta di pagg. 9, è stato acclusa come documento 'riservato'.
Tale scheda inerente “Dati e notizie sull’impianto attuale”, “consente al gestore, facendo riferimento ad un anno di funzionamento che ritiene significativo, di fornire adeguate informazioni sulla situazione dell'impianto, sia dal punto di vista produttivo, sia sotto il profilo dell'identificazione delle linee di impatto sull'ambiente significative, attraverso la caratterizzazione delle emissioni in aria ed acqua, … Nei casi in cui la produzione effettiva, nell'anno di riferimento sia inferiore alla capacità produttiva dell'impianto, il gestore fornisce anche le stime di consumi ed emissioni associati al funzionamento dell'impianto alla sua capacità produttiva...” (cit DM 7 febbraio 2007) e costituisce di fatto l’insieme di informazioni che consentono di avere un immagine complessiva dell’impianto che si va ad analizzare; i quadri che la compongono, infatti, forniscono i dettagli circa il consumo di materie prime, il consumo di risorse idriche, la produzione e il consumo di energia, i combustibili utilizzati, le fonti di emissione in atmosfera di tipo convogliato e non convogliato e la tipologia quali/quantitativa di quest’ultime, gli scarichi idrici , le emissioni in acqua, la produzione di rifiuti e le relative aree di stoccaggio , le aree di stoccaggio di materie prime, i prodotti ed intermedi, il rumore, gli odori , le altre tipologie di inquinamento e le linee di impatto ambientale.
Ipotizziamo che il Gestore si sia avvalso della facoltà, riconosciuta ai sensi del Art. 9.comma 4. del Decreto Legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 (Parte Seconda, Titolo I) che recita:
“ Per ragioni di segreto industriale o commerciale e' facoltà del proponente presentare all'autorità competente motivata richiesta di non rendere pubblica parte della documentazione relativa al progetto, allo studio preliminare ambientale o allo studio di impatto ambientale. L'autorità competente, verificate le ragioni del proponente, accoglie o respinge motivatamente la richiesta soppesando l'interesse alla riservatezza con l'interesse pubblico all'accesso alle informazioni. L'autorità competente dispone comunque della documentazione riservata, con l'obbligo di rispettare le disposizioni vigenti in materia. “
Se tale ipotesi corrisponde a verità, duole verificare come gli Organi competenti abbiano anteposto alla pubblicizzazione delle notizie relative all'impianto, la fittizia necessità di secretare informazioni tecniche la cui libera diffusione invece, ad oggi, favorisce il perseguimento di obiettivi tesi al miglioramento delle condizioni ambientali ben oltre i confini italiani; non a caso le MTD espongono vari raffronti tra le diverse tecnologie disponibili sul mercato europeo ed anche mondiale.
Pertanto, l'applicazione della norma citata ci parrebbe, oltre che impropria, anche lesiva nei confronti del pubblico interesse di accedere alle informazioni, costituendo un limite alla conoscenza dell'impianto oggetto della domanda di rinnovo dell'AIA e, conseguentemente, alla nostra possibilità di contribuire attraverso una partecipazione supportata dagli strumenti analitici più idonei.
Preme in questa sede evidenziare che molte delle carenze dell’iniziale Decreto autorizzativo MAP 55/2003 e del relativo iter procedurale sono state evidenziate, e parzialmente colmate, proprio grazie ai contributi del pubblico interessato; azione di controllo e proposta che, stante la mancata possibilità di apprendere dati importanti ai fini delle presenti osservazioni, risulta nell’ambito del procedimento di cui all’oggetto, estremamente limitata.
Mancano, inoltre, gli allegati:
- B.24 Identificazione e quantificazione dell’impatto acustico
- B.25 Ulteriore documentazione per la gestione dei rifiuti
Si richiede alla Autorità competente di rivedere la decisione assunta circa la secretazione dei dati, rendendo gli stessi accessibili al pubblico interessato.
4.1 Allegato B 18 - Relazione tecnica dei processi produttivi
Le presenti osservazioni seguono la numerazione dei capitoli e dei paragrafi della Relazione tecnica dei processi produttivi.
Si fa presente che l’indice della scheda B18 non corrisponde all’impostazione reale dei capitoli e paragrafi della stessa
2.1.8. I sistemi di approvvigionamento dei combustibili
Si rimanda alle osservazioni di cui al § 2.1.2 della Sintesi non tecnica
2.1.9. Opere a mare
Si rimanda alle osservazioni di cui al § 2.13 della Sintesi non Tecnica
2.1.10. Approvvigionamento, movimentazione e deposito del carbone
Nella nota della Commissione AIA-IPPC precedentemente citata, si ipotizza che il discostamento tra i valori attesi da Enel e quelli individuati nel Bref e riconducibili alle MTD possa dipendere o dalla configurazione impiantistica, o dal carbone utilizzato.
Abbiamo più volte fatto notare come le caratteristiche del 'carbone teorico' sulla base delle quali Enel ha fornito in passato le stime dei valori attesi nel nuovo assetto dell'impianto, non coincidano con quelle dei carboni disponibili sul mercato mondiale.
Difatti, se per le emissioni attese dei metalli pesanti Enel s.p.a. ha fornito delle 'stime previsionali medie a carattere puramente orientativo' (Chiarimenti ed integrazioni di Enel Produzione alla nota del Ministero dell'Ambiente prot.n. 8357/VIA/A.O.13.B del 1° agosto 2003) basate sulle caratteristiche dell'orimulsion, combustibile che nulla ha a che fare con il carbone, nel paragrafo 2.3.0 Approvvigionamento (pag. 23 e 24 del documento P12TN03471 presentato al MAP in risposta alle prescrizioni del decreto n° 55/002/2003) e nel presente paragrafo, ENEL dichiara che “le tipologie dei carboni impiegati nella Centrale termoelettrica di TVN, saranno tipiche dei mercati di approvvigionamento dell'Enel e proverranno dai migliori bacini carboniferi mondiali quali Polonia, Sud Africa, Stati Uniti, Venezuela, Colombia, Indonesia, Cina e Australia. I carboni saranno esclusivamente di altissima qualità, con tenore di zolfo all'1%.”
A dimostrazione dell'inattendibilità delle stime fornite da Enel nei citati documenti, riproponiamo di seguito le tabelle già inserite nelle 'Osservazioni e rilievi relativi al procedimento di riesame dell'Autorizzazione Unica n. 55/02/2003 del 24 dicembre 2003 limitatamente agli aspetti inerenti la materia dell'autorizzazione integrata ambientale' presentate dagli scriventi.
Tabella - Metalli pesanti -
Comparazione del contenuto dei metalli pesanti calcolato con i valori dichiarati nel bilancio di materia nella nota “Chiarimenti ed integrazioni di Enel Produzione alla nota del Ministero dell’Ambiente prot.n.8357/VIA/A.O.13.B del 1° agosto 2003” (pag.37) e i valori medi calcolati con quelli riportati per le varie provenienze del carbone nella tavola 4.33 nel BREF versione marzo 2003 pag.219. (tabella redatta dai periti del Tribunale di Civitavecchia)
|
Metalli
pesanti
|
Australia
|
Canada
|
US
|
Contenuto medio
dei carboni
|
Quantità calcolate
con i dati Enel
|
DIFFERENZE
|
|
|
mg/Kg
|
mg/Kg
|
mg/Kg
|
mg/Kg
|
mg/Kg
|
%
|
|
Ceneri %
|
12,5
|
12,9
|
9,9
|
11,77
|
(10-13) 11,5
|
-
|
|
As
|
1,4
|
2,9
|
8,7
|
4,33
|
2
|
- 117
|
|
Be
|
1,4
|
0,8
|
1,9
|
1,37
|
1,5
|
+ 9
|
|
Cd
|
0,06
|
0,3
|
0,24
|
0,20
|
0,1
|
- 100
|
|
Co
|
-
|
-
|
6,2
|
6,20
|
5
|
- 24
|
|
Cr
|
7,4
|
7,4
|
13,9
|
9,57
|
25
|
+ 62
|
|
Cu
|
13,3
|
16,9
|
16,6
|
15,60
|
13
|
- 20
|
|
Hg
|
0,04
|
0,05
|
0,11
|
0,07
|
0,1
|
+ 33
|
|
Mn
|
132
|
149
|
19
|
100,00
|
33
|
- 203
|
|
Ni
|
9,5
|
7,3
|
10,7
|
9,17
|
21
|
+ 56
|
|
Pb
|
4,8
|
6,8
|
8,6
|
6,73
|
19
|
+ 65
|
|
Pd
|
-
|
-
|
-
|
-
|
0,05
|
-
|
|
Pt
|
-
|
-
|
-
|
-
|
0,08
|
-
|
|
Sb
|
-
|
-
|
1,15
|
1,15
|
0,3
|
- 283
|
|
Se
|
0,8
|
1,1
|
3,9
|
1,93
|
1,5
|
- 29
|
|
Sn
|
-
|
-
|
25,9
|
25,90
|
1,5
|
- 1627
|
|
Tl
|
0,15
|
0,1
|
0,5
|
0,25
|
0,1
|
- 150
|
|
V
|
14,8
|
30
|
23,3
|
22,70
|
|